10 giugno 2017

Il ragazzo che leggeva Maigret di Francesco Recami

Incipit (grazie a incipitmania)
L’inverno fu particolarmente freddo e umido. Neve bagnata, pioggia, e poi ancora nevischio che diventava acqua sporca appena toccava terra. Sulle strade si formava uno strato marrone di fanghiglia che la notte si congelava e il giorno dopo si scioglieva di nuovo.L’umidità penetrava nelle ossa di chi doveva per forza uscire di casa, in quelle opache e gelide mattine. L’ultima cosa che Maigret aveva voglia di fare era quella di alzarsi alle sei e un quarto, uscire nel gelo alle sette meno dieci, costeggiare il canale di scolmo, passare lungo la roggia abbandonata, e poi, giù, prendendo la strada bianca, attraversare il canale sul ponte di legno; in?ne, dopo il passaggio sbarrato, arrivare alla fermata della corriera, sul viale alberato. E lì aspettare la corsa delle sette e quattro minuti.Quando suonava la sveglia Maigret guardava fuori dalla finestra e sperava, sperava tanto una cosa sola: che fosse venuta una bella nevicata, di quelle vere, che tutte le strade fossero bloccate per giorni e giorni, che fossero chiusi tutti gli uffici pubblici, a cominciare dalle scuole. Una neve alta metri, che costringesse tutti a starsene a casa, anzi, a letto. Giorni di ozio forzato.E invece no. La grande nevicata non veniva. Cadevano solo quelle rade schegge di ghiaccio, di traverso, sospinte dal vento. Le strade erano scivolose, ma la corriera riusciva tutti i giorni, in qualche modo, a passare, e a portare Maigret a scuola in tempo.

Tutto, in questo romanzo, porta al commissario Maigret: a cominciare dal protagonista del racconto, Giulio, che viene chiamato proprio Maigret per la sua passione per i gialli di Georges Simenon.
Rimandano a Maigret gli altri personaggi del racconto, ambientato in un presente che però, per l'ambientazione di provincia, si fa fatica ad inquadrare in un preciso periodo.
Il guardiano della Chiusa, il commerciante, le tre vedove, il signor Conte.
Rimandano a Maigret (o ad altri romanzi di Simenon), in modo abbastanza esplicito anche i capitoli del romanzo: Il cane giallo, La scala di ferro, L'osteria da due soldi.
Insomma, un romanzo con personaggi alla Maigret, ma non un romanzo di Maigret, la mano e lo stile sono diversi e si sente.
Rimane però una lettura gradevole, non pesante, con una trama che veramente sarebbe potuta uscire dalla mente di Simenon, in uno dei suoi tanti romanzi lontani da Parigi, come Maigret e il caso Saint-Fiacre (anche questo citato in una pagina).

Immaginatevi come poteva essere Jules Maigret da ragazzino: robusto e grosso per la sua età, con un robusto appetito, le guance rosse, l'abilità nei lavori manuali (perché figlio del fattore dei conti di Saint – Fiacre) ma anche capace di perdersi via nei suoi pensieri. Osservatore acuto delle persone, delle loro stranezze (di quello che le rendono uniche nel mondo) e dei fatti strani che possono succedere anche nella campagna..
Ecco, avete di fronte la descrizione del nostro Giulio, detto Maigret, figlio del fattore dei conti di San Vittore.
È così tanta la passione per i gialli che, assieme al figlio del maresciallo dei carabinieri, voleva creare una piccola squadra di investigatori per i casi che capitano nel paese.
Piccoli casi, certamente. Finché, in una mattina di inverno in cui il freddo spingerebbe a rimanersene a letto e la nebbia ricopre tutto il paesaggio, mentre sta aspettando la corriera, Maigret scorge qualcosa:
Poi una folata sgombrò per un istante il campo e poté vedere cosa c'era sull'argine del canale, all'altezza della Chiusa numero 1.La sagoma di un uomo si confondeva con quella di qualcos'altro, che trascinava con sé a fatica. Lo teneva sotto le braccia, come si tiene uno che si sente male, o ubriaco.I due svanirono di nuovo nella nebbia.

Ha visto veramente qualcuno che stava gettando un corpo dentro il canale? Il corpo di un uomo appena ammazzato, magari? A furia di leggere gialli, l'immaginazione fa brutti scherzi .. eppure il nostro Maigret, mentre la corriera lo sta portando a scuola, è sicuro di quello che ha visto.
E non è l'unica stranezza di quella mattina: all'improvviso sulla corriera sale un uomo, mai visto prima (in paese si conoscono tutti). Ben vestito, come uno di città:
L'uomo era fradicio. Portava un lungo impermeabile marrone, sulla testa aveva un cappello, anche quello impermeabile e marrone, grondava acqua.In casi normali Maigret non ci avrebbe minimamente badato. Ma quel giorno quello «straniero» suscitava in lui molti interrogativi.[..]Per Maigret quell'uomo elegante era fuori posto. Sembrava vestito per andare a una prima teatrale, o a una festa danzante, o in crociera.

La testa di Giulio si riempie di tute le domande su questo signore, elegante e fuori posto, con due valigie che tiene strette in mezzo alle gambe e, cosa che lo rende ancor più stonato in quell'ambiente, due scarpe gialle completamente fuori stagione in quella mattina di inverno.

È successo un delitto nel piccolo paese di campagna dove, al massimo, si è arrivati a qualche rissa, alla caccia di frodo, qualche incidente di macchina?
E, se è veramente così, con chi parlarne?
La sua maestra di italiano, l'unica che lo capisce, cerca di convincerlo che si tratta solo di una suggestione.
Forse potrebbe raccontare qualcosa al padre, cercando di nascondere il delitto, facendolo passare per un cacciatore che stava facendo sparire qualche presa cacciata illegalmente.
Ma Maigret non è uno che si dà per vinto: “che cosa farebbe il vero Maigret se fosse al mio posto?” Difficile entrare nella testa del celebre commissario:
Forse questa era una delle ragioni della sua simpatia istintiva per il commissario Maigret. Il commissario parlava poco dei suoi pensieri e lo scrittore, Simenon, non li raccontava mai. E se non li sapeva lui, che aveva inventato quel personaggio .. C'era scritto se era innervosito, appesantito, arrabbiato, ecc., ma non erano mai riportate le sue riflessioni, che il commissario teneva per sé. Figuriamoci se le metteva per iscritto. Certo, uno se le poteva immaginare. Anche perché alla fine arrivava a delle conclusioni che servivano a risolvere i casi.

Maigret inizia una sua indagine personale, partendo dalla Chiusa e della parole allusive della figlia del guardiano. Per andare poi alla Locanda dei due soldi, dove incontra il Carrettiere, un cacciatore di frodo che, stranamente, ha un po' troppi soldi in tasca.
Origliando certe frasi pronunciate in osteria, sente parlare di un certo commerciante di vini, il signor Gottus Gobio, delle tre vedove a cui il commerciante faceva spesso visita (solo per affari?) ...
E forse non è solo suggestione, visto che, di ritorno dalle tre vedove, con un maialino di ceramica sotto il braccio che gli è stato donato, scopre che qualcuno lo sta seguendo.

No, il piccolo e imbranato Giulio, detto Maigret, aveva visto giusto. Sta succedendo qualcosa in quel piccolo paese. Qualcosa che tocca da vicino il Signorino, l'erede dei conti di San Vittore, questo commerciante scomparso, le vedove, il carrettiere in un enigma in cui Maigret si troverà prima vittima ma poi anche arbitro dei destini dei questi strani personaggi. Tutti con qualcosa da nascondere, come nei migliori romanzi noir di Simenon:
Quanti erano i punti che gli davano da pensare, che non tornavano? Quasi tutti.C'era una ragazza che faceva la misteriosa che dava la sensazione di conoscere un sacco di segreti sul canale e sulla Chiusa. C'era un padre che le impediva di raccontare quello che sapeva.Con tutta probabilità era scomparso un commerciante di vini, un certo Cottus Gobio, che tutti cercavano. Questo Cottus Gobio metteva lo scompiglio in mezzo a tre tranquille anziane vedove, che forse non erano così sprovvedute come sembravano.Che rapporto c'era fra quelle vedove e il Cottus Gobio? E che cosa c'entrava il Signorino? E perché cercava Gottus Gobio?Chi era l'attrice della TV.E che rapporto c'era fra le tre vedove e la famiglia Colussig? Perché lo aveva mandato dalla signora Colussig? E perché quel maialino rosa senza coda terrorizzava quella gente? E che c'entrava la signora Lavardet? E perché il Carrettiere aveva tutti questi soldi? ...

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