15 marzo 2015

Il non diritto al voto (a sinistra)

Se fossi un elettore di sinistra in Veneto, mi sentirei in forte difficoltà, per la scelta del voto per le prossime elezioni.
Stretto tra il PD renziano, quello dell'alleanza con Alfano e Lupi, del patto del nazareno con Berlusconi.
E tra la destra di Salvini, di marca lepenista. Quella dell'alleanza con Casa Pound e degli altri groppuscoli di estrema destra.
E la destra tosiana, del sindaco di Verona che esce dalla Lega di Salvini per la sua deriva, lui che è stato vicino e che ha governato con l'appoggio di certi gruppi di destra.

Lo capite, vero, che questo è un dramma, per uno che ha altri valori? La solidarietà, l'empatia per gli ultimi, la laicità, l'equità sociale, la redistribuzione del reddito.
Non è che fuori dal Veneto sia meglio, certo:
uscite tutti con le mani in alto … ”.
Certo c'è il M5S, non partito, non statuto, brava gente nella base. Ma sono quelli che governano da soli o niente. E allora niente (e stiamo parlando di regioni, diverso è il discorso a livello comunale).

Meglio la Lombardia di Maroni? O l'Emilia dove il PD ha vinto alle elezioni dove han votato nemmeno il 40% dei cittadini.

Capite che uno così avrebbe tanta voglia di non andare a votare: a chi dai il voto? Ai partitini a sinistra (ignorati dalle televisioni che parlano solo di Matteo e Matteo), oppure turarsi ancora il naso per votare magari la minoranza PD?
Quella dei Bersani, Fassina, Speranza ? Ma scherziamo?

Peccato che il non voto è un voto per lo status quo, come hanno insegnato le passate elezioni regionali: meno gente vota, meglio è per Renzi, B. e compagnia cantando.
Grazie all'astensione e al combinato disposto di Italicum e riforma istituzionale si lascia tutto il potere nelle mani di un sol uomo.
Chi rappresenta allora, politicamente, questa parte del paese?
L'ultima volta che la sinistra politica ha vinto qualcosa alle elezioni è stato nel 2011, l'anno dei referendum, l'anno delle elezioni a Milano e Napoli.
Sappiamo come è andata a finire: c'è stata la speculazione sul debito italiano e poi la normalizzazione dei tecnici per neutralizzare la spinta a sinistra dell'elettorato.

Da allora ci siamo abituati alla presa per i fondelli, all'incoerenza, al voltafaccia.
Quello che prima era l'avversario oggi è l'alleato. Quello che prima era sbagliato, da rigettare, oggi è accettato e reso lecito.
Prima c'era B. che si faceva le leggi ad personam, ora ci pensano le larghe intese a lavorare per lui. La legge Severino che depotenzia il reato di Concussione. L'opa su Rai way. Gli spot del governo che finiscono a Mediaset.
Il falso in bilancio che prima viene infilato nella delega fiscale o ora nella legge sulla non punibilità dei reati “lievi” , come chi ruba una mela o chi falsifica il bilancio.

Viviamo in un enorme show mediatico, dove una narrazione sistematica e ossessiva ci nasconde la realtà delle cose.
L'Expo di Milano ne è un esempio eclatante.
Il fiore all'occhiello dell'Italia, l'occasione per il rilancio.
Lo sapete che Expo spa ha aperto delle gare d'appalto per il “Camouflage”, ovvero per l'allestimento di scenografie sul sito, usate per nascondere le opere incompiute.
Quelle che verranno terminate dopo l'inaugurazione del primo maggio, come le vie d'Acqua (data prevista 14 agosto).
Expo dovrebbe nutrire il pianeta, ma per il momento abbiamo nutrito a suon di mazzette imprese vicino ai politici che han partecipato al banchetto.
E per fortuna che c'è il magistrato Cantone a vigilare.
Ma poi scopri che gli appalti per la ristorazione, nei padiglioni dei paesi esteri, sono a chiamata diretta, senza che debbano ottemperare le normative antimafia.

Questa è la realtà. Facciamo vedere cosa siamo capaci di fare, dice il presidente Renzi.
Sprechi, corruzione, scenografie che nascondono le macerie, cemento che si è mangiato il verde, lavoratori assunti per pochi mesi e che lavoreranno gratis.
Difendiamo il made in Italy a suo di Coca Cola e Mc Donald.
Show must go on.

La coalizione sociale.
A sinistra nasce la “coalizione sociale” voluta da Landini, segretario Fiom, per aggregare associazioni, gruppi, che non si riconoscono in questo modello ideologico (il profitto a breve, lo sfruttamento, il forte contro il debole).
Per il momento ha tenuto i partiti fuori, lasciando dentro Libera, Arci, Libertà e giustizia .. è un primo passo. E' una opposizione politica al governo Renzi, critica il vice Guerini: certo che è politica. Vorremmo mica lasciare che la politica la facciano le lobby, i nazareni, i Marchionne, i signori del cemento e delle slot?


Ma questo è forse il domani. E oggi? Che spazio politico c'è? Non vorrei fare paragoni azzardati, ma è come non avere diritto al voto.

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