13 marzo 2009

L'uomo che non deve chiedere mai


La frase Catto comunista, Berlusconi l'ha pronunciata durante la premiazione come miglior politico da parte del Riformista.


«Franceschini è un catto-comunista. La sua leadership è una cosa imprevista per me perché pensavo che nel Pd ci fosse una preminenza della sinistra».

Se per Antonio Polito Berlusconi è il politico migliore, chissà quale è il peggiore ...

Ecco un breve resoconto della serata:

Silvio Berlusconi fa il suo ingresso allo Spazio Etoile in San Lorenzo in Lucina poco dopo le sette e mezza di sera. La sala è gremita. Davanti a lui, Paolo Bonaiuti. Dietro, Gianni Letta. Il Cavaliere avanza lentamente e si accomoda a un lato del palco. Rimane in piedi.
Il nostro direttore Antonio Polito chiama i premiati a uno a uno e quando tocca al giuslavorista del Pd Pietro Ichino, questi urta il Cavaliere e gli rovescia addosso un succo di pompelmo. Poi, sul palco, sale il premier.
È il penultimo a ricevere il Cannocchiale, simbolo degli Oscar del Riformista, perché Ilaria D'Amico è in ritardo.
Berlusconi inizia il suo show toccandosi. Polito fa l'elenco dei vincitori delle precedenti edizioni e aggiunge che nell'anno successivo il premio non ha portato tanto bene a chi lo ha ricevuto.
Il presidente del Consiglio dapprima alza le mani, poi non resiste e le abbassa e infine reagisce con una battuta: «Posso telefonare in Parlamento per sapere se esiste ancora la maggioranza?».




Di fronte al potente, noi italiani tiriamo fuori il peggio di noi, in fatto di adulazione.
Eccone un altro esempio: è l'articolo di Massimo Gramellini su La Stampa, citato da Marco Travaglio ieri sera.
Dopo un lungo e democratico dibattito fra sondaggisti, il Pdl ha infine deciso le modalità con cui, a fine mese, sceglierà il suo leader fra Silvio e Berlusconi.
Niente acclamazione con petardi e putipù, come avrebbe preteso l’ala critica del partito. Scartata anche la genuflessione, causa problemi tecnici (i tailleur delle delegate). Si procederà per alzata di mano: vietato usarne più di tre a testa, e questo per scoraggiare il mercato delle protesi. Lascia perplessi il basso profilo della scelta adottata.

La «ola» avrebbe garantito una resa assai migliore nei telegiornali della sera. Per non parlare del «trenino» e della macarena, perfettamente in linea con la cultura egemonica: il villaggio-vacanze. L’idea di fingere un’elezione vera, raccogliendo i voti anche per un rivale fantomatico a cui attribuire un 10 per cento di bandiera, è stata scartata perché noiosa e infatti già utilizzata da Franceschini nella recente pantomima del Pd.

Ammainata a malincuore anche l’ipotesi dell’incoronazione nella cappella di Arcore dopo il rifiuto dei vescovi lefebvriani di partecipare alla cerimonia (che noiosi, non fanno che negare e negarsi su qualsiasi argomento), restava l’ipotesi di un karaoke sulle note del tormentone festivaliero di Arisa: «Silvio Pascià - è un elemento imprescindibile - per una coalizione stabile - che punti all’eternità». Ma pare sia stata bocciata dall’unica forma di democrazia ancora concessa alle masse: il televoto.


L'articolo è ovviamente ironico, ma coglie pienamente nel segno.
Il cavaliere non deve chiedere mai: ha ormai uno stuolo di collaboratori pronti a soddisfare i suoi desideri.
Non è un caso che, in tema di racoclta pubblicitaria, Mediaset faccia il pieno, pur calando lo share.
Nel pieno della crisi peggiore degli ultimi settant'anni, Silvio Berlusconi predica ottimismo: "Nessun dramma". Effettivamente il Cavaliere ha le sue ragioni per vedere rosa. Il gruppo del presidente del Consiglio può vantarsi di essere riuscito ad aumentare (di poco) la raccolta pubblicitaria (pari a 3 miliardi e 35 milioni di euro) nel 2008.

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