06 novembre 2005

Narrativa della memoria: Aktion a Purim

Ieri: gli agnelli
Chissà come farò a tener buoni i bambini, oggi? Si chiedeva la dottoressa Tshermin. I bambini erano irrequieti, non stavano fermi ...
Cosa sono questi colpi?” chiedevano, ingenui.
Sono i tuoni di un temporale lontano. E' un temporale di primavera: segna che sta cambiando il tempo, non vi preoccupate.” In tutti i sensi, pensò la dottoressa, in tutti i sensi. Speriamo che il temporale cessi presto. Che arrivi presto la primavera, a cancellare questo lungo inverno.
Un inverno che durava da troppo tempo al ghetto di Minsk.
Avevano anche fame, i bambini dell'orfanatrofio: “Cosa mangiamo oggi, ancora patate?”
Io voglio mangiare un pollo arrosto, un pollo arrosto intero, ecco!” piagnucolava Fania.“Io il minestrone non lo voglio più!” faceva eco Jerzy.
Se anche oggi c'è minestrone, ci faccio la pipì dentro!” ma lo diceva ridendo.
Che schifo, scommetto che però Lev lo mangerebbe lo stesso” disse Israel, punzecchiando il compagno di giochi Lev, che però stranamente non abboccò.
State buoni, altrimenti chiamo la direttrice e voglio vedere se anche con lei fate i capricci.” Provò a spaventarli la dottoressa.
Chissà se la direttrice si accorgerebbe della pipì nella minestra ..” Esplosero le risate di tutti i bambini.
Benedetti piccoli, che riescono a scherzare anche in questi momenti. Dopo un'ora però non era più possibile far finta di niente: gli scoppi erano troppo vicini per scambiarli per tuoni o qualcosa d'altro. Forse un temporale stava veramente per arrivare. Un temporale che avrebbe spazzato via tutto e tutti. Forse anche l'orfanatrofio.
Quando sentì i passi rimbombare sul selciato, sempre più forti, sempre più vicini, la dottoressa capì che anche per loro il momento era arrivato.


Ieri: l'uomo col soprabito di pelle.
Il successivo “obiettivo militare” fu l'orfanatrofio. Costrinsero i bambini terrorizzati a mettersi in colonna e a marciare. Li guidava la direttrice dell'istituto, che per gli orfani era una madre devota. Si chiamava Fleisher. Portava in braccio un bambino malato. Con l'altra mano stringeva quella del suo ultimo figlio, che le camminava accanto. Chiudeva la fila un'altra donna votata al sacrificio, la dottoressa Tshermin....
La marcia dei bambini si arrestò davanti a una fossa appena scavata, in fondo a via Tatomsky, poco lontano dalla sede dello Judenrat. L'aria era stranamente immobile, ma i carnefici erano già nelle loro “postazioni” intorno alla fossa. Li comandava il governatore nazista della Bielorussia, il Gauleiter Wilhelm Kube. Al suo fianco c'era un ufficiale delle SS alto, con un lungo soprabito di pelle. Alcuni ebrei tedeschi ci dissero in seguito che era il braccio destro di Himmler, Adolf Eichmann. A un suo segnale gli assassini cominciarono a lanciare nella fossa i bambini e a ricoprirli di sabbia. I pianti, le grida si sentirono fin negli angoli più remoti del ghetto. I bambini tendevano le braccia, implorando pietà. Il Kommissar Kube camminò lungo il margine della fossa, lanciando caramelle ... Eichmann imprecò con rabbia, così ci raccontò la polizia ebraica, quando uno schizzo di sangue finì sul suo cappotto. Sopra i piccoli ebrei agonizzanti i nazisti gettarono i cadaveri delle loro custodi : la direttrice Fleisher e la dottoressa Tshermin.

Oggi:
Accompagnato dalla studiosa Faina Vinukorova, stavo visitando le città nelle quali si erano compiuti i peggiori massacri durante la seconda guerra mondiale, nella Russia occidentale. Nella città in cui eravamo arrivati, ci sono tre aiuole erbose, due lunghe rettangolari e una più corta e quadrata, separate dal roseto da un'inferriata bianca e segnate da lapidi. Appena varcato il cancello ho visto il volto della signora Vinukorova, che fino a poco prima era sereno, incupirsi per un'immensa tristezza.
Sa” mi disse “queste aiuole sono fosse comuni: lì dentro sono state uccise più di 4000 persone, ebrei ucraini, il 16 aprile 1942”.
E in quella più piccola?” chiesi, ma mi diedi immediatamente dello stupido.
Anche questa è una fossa comune: contiene i resti di un migliaio di bambini assassinati”.
Dentro di me, alla tristezza prese il posto la rabbia, di fronte a queste fosse comuni: queste vittime meritavano una testimonianza scritta. Sapevo come sarebbe iniziato il prossimo libro.

Domani?
Quanti altre fosse comuni dovremo scoprire? Quante altre "azioni" per ripulire il territorio? A quanti altri genocidi dovremo assistere ancora? Ieri l'Olocusto, pochi anni fa il Ruanda, la Bosnia, oggi il Darfur ... Fino a quando?

2 commenti:

Anonimo ha detto...

grazie anche per la tristezza....buona domenica.

Isacrazy

alduccio ha detto...

Non sempre si può ridere