17 novembre 2017

L'ex capo dei capi

E' morto Riina, te lo ricordi Riina?
Sì, è il capo mafia, quello tozzo con lo sguardo duro, quello che ha fatto ammazzare i giudici Falcone e Borsellino, che è stato arrestato nel gennaio 1993 e che da allora sta in carcere.
Dove ieri è morto.
Allora ha ragione chi dice che ha vinto lo stato nella guerra alla mafia: arrestato Riina, arrestato Provenzano 13 anni più tardi (mentre si godeva in tv l'esito delle elezioni), la mafia ha perso lo stato ha vinto.
Peccato che la storia sia più complicata da raccontare e, soprattutto da capire.
L'ex capo dei capi è stato testimone di una stagione di mafia iniziata negli anni 50, quando la mafia era soprattutto criminalità locale, mafia rurale, braccio armato dei latifondisti e dei signorotti locali.
Come il medico di  Corleone, Navarra, ucciso nel 1958 dal gruppo di fuoco di Luciano Leggio (o Liggio): primo delitto politico mafioso, primo scalino nella gerarchia mafiosa dei corleonesi.
Da lì è partito tutto, fino al golpe dentro cosa nostra: i corleonesi non sono mafiosi qualunque, non sono come i palermitani, non sono uomini d'onore (semmai esista onore dentro cosa nostra).
La prima guerra di mafia a Palermo, la strage di viale Lazio, l'omicidio del giudice Scaglione (poco prima della sua testimonianza per l'omicidio del presidente dell'Eni Mattei) e poi tutti gli omicidi politici a cavallo degli anni 80: da Boris Giuliano, Pio La Torre, Dalla Chiesa...

Di tutti questi omicidi Riina e i corlenesi hanno subito condanne, sono stati ritenuti responsabili.
Ma non si è mai andato oltre, come non si è riusciti ad andare oltre sulle stragi dell'estate del 1992.
La morte dell'irriducibile Riina e di Provenzano chiude forse per sempre la possibilità che si apra una crepa nell'omertà mafiosa su una stagione in cui c'è stata l'impressione che stato e mafia andassero a braccetto in Sicilia (e non solo sull'isola).
Morto un capo se ne fa un altro, ora: di certo la mafia non è stata sconfitta (ha solo cambiato pelle), bisognerà ora chi diventerà il nuovo capo (Messina Denaro? Ci sarà una guerra?) e se assisteremo nuovamente ad un cambio di strategia dei boss.
Ci sono ancora tanti capi mafia al 41 bis, come i Graviano, gente che sa e che in questi anni è stata zitta.

16 novembre 2017

Fiducia nell'informazione

Il sito di Repubblica.it ci fa sapere che, assieme a La Stampa, "da oggi il nostro giornale entra in un gruppo di media internazionali che certificheranno il proprio lavoro giornalistico in base a indicatori di credibilità e trasparenza".

Repubblica aderisce al Trust project, con tanto di codice etico dove, tra le altre cose si legge
4. INDIPENDENZALa Repubblica rifiuta i condizionamenti politici e la corruzione: nessuno può richiedere denaro o altri vantaggi per eseguire prestazioni indebite. Per garantirlo, ogni decisione presa deve essere adeguatamente verificata e comunque verificabile. I conflitti d’interesse vanno denunciati e sono sanzionati. Ogni potenziale conflitto di interesse va comunicato e valutato insieme agli organi dirigenti del giornale. Le decisioni editoriali sono totalmente indipendenti dalla proprietà dell’impresa Repubblica.

Così ora potremo leggere qualche notizia in più sull'inquinamento della centrale di Vado Ligure, l'inquinamento della "Tirreno Power"l’impianto che vede tra gli azionisti Sorgenia (gruppo De Benedetti), lo stesso proprietario di CIR.


La legge sul Whistleblowing

Finalmente è passata la legge sul Whistleblowing, una legge che dovrebbe colmare il gap nei confronti dei paesi dove la corruzione è un problema e non una opportunità di carriera e affari.
Ci sono alcune criticità da sistemare: il giudice Piercamillo Davigo ha ricordato il fatto che i dipendenti pubblici spesso sono anche pubblici ufficiali e che dunque hanno l'obbligo di denunciare le situazioni di corruzione di cui sono eventualmente testimoni.
E se hanno questo obbligo, come possono rimanere anonimi?

Escluso questo aspetto rimane un passo in avanti importante, perché finalmente si tutela chi denuncia una potenziale situazione di reato, mettendolo in una posizione meno ricattabile.
Finalmente.

Non dovrebbero più succedere storie come quella di Andrea Franzoso, il funzionario dell'Audit di Ferrovie Nord che è stato di fatto costretto ad andarsene dopo che l'azienda gli aveva tolto il suo lavoro.
E' lo stesso meccanismo cui assistiamo oggi sulle denunce delle attrici per le molestie che hanno dovuto subire durante i finti provini: leggete cosa commentano i bravi maschietti italiani, chissà come mai sono denunce anonime, perché non ci mettono la faccia (cosa falsa, visto che una ex miss Italia ha mostrato bene il suo volto), chissà come mai aspettano tanti anni per denunciare ..

Ecco, chissà perché, nel paese dei ricatti e dove chi ha il potere di solito lo usa facendone spesso abuso, le persone più deboli fanno fatica, hanno paura a denunciare.
Con questa legge si toglie un po' di questo abuso di potere e forse renderà questo paese più civile onesto.
La nostra Costituzione recita al primo articolo "L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro": non è solo il lavoro della cassiera o dell'addetta alle pulizie che lavora per un miseria in una coop che vince gli appalti al massimo ribasso.
E' anche il lavoro di noi cittadini che, tutti i giorni, dobbiamo lavorare per un paese migliore.
A molti tutto questo puzzerà di moralismo, a me sembra solo l'attuazione della Costituzione per una vera democrazia.

15 novembre 2017

L'Italia, paese del finché


Quello che ci fa fare il giornalista Piero Colaprico nel suo romanzo è un viaggio nel lato nascosto (ma nemmeno troppo) della criminalità in Brianza e nell'alto milanese.
Vi sarete chiesti, mi auguro, chi gestisce il traffico di prostitute che arrivano dai paesi africani e che vediamo girare poco vestite sulle strade provinciali, di notte.
Oppure in che modo, secondo quali giri, la droga arriva dai paesi del lontano oriente o dal sud America fino a quegli spacciatori che trovi in certi locali, nei boschetti di Rogoredo, in certe piazze delle città.
Immagino che non vi avranno colto di sorpresa le notizie su Seregno e il sindaco che avrebbe (il condizionale è d'obbligo) i voti dai calabresi. La banca della mala a Seveso che prestava a strozzo a imprenditori con l'acqua alla gola.
Ecco, come Carlotto ha fatto per la criminalità cattiva e ben radicata nel nordest, lo stesso ha fatto per noi lettori Piero Colaprico col nord ovest.
Milano, Varese, la Brianza, i laghi.
Siamo in Italia, il paese del finché.
Il paese dove puoi farti tutti i tuoi comodo, finché non dai fastidio a qualcuno. E quel qualcuno magari è uno ndranghestista che non ama troppo clamore o che altri vengano a fare affari nel suo territorio o a ficcare il naso.
Il primo capitolo del giallo "La strategia del gambero" dove ritroviamo l'ex capitano dei carabinieri Corrado Genito, si intitola proprio così: L'Italia, paese del finché
Ecco, il boss nigeriano ignorava che l'Italia è il paese dei finché, pensò Genito. Cioè, un posto magnifico, con bellezze storiche e naturali uniche al mondo, che a differenza della Mesopotamia, dell'Egitto, dell'Ellade non è mai crollato, ma si è rinnovato secolo dopo secolo, riuscendo a restare tra le grandi potenze, e si può fare quello che si vuole, si può diventare ricchi rubando e truffando, essere nominati presidenti del Consiglio, capi della mafia, razziatori di beni pubblici, magistratti apparentemente inflessibili e medici geniali, ricattatori, terroristi e banditi: finché.Nel caso del nigeriano che assomigliava a Balotelli, era andato alla stragrande finché i cittadini del paesino s'erano allarmati delle sale d'aspetto della stazione che avevano ripreso a vivere, se si poteva chiamare quel nuovo e continuo andirivieni di persone senza biglietto che sciamavano verso le panchine dei giardinetti.I partiti, e anche il nuovo sindaco, non erano riusciti a venire a capo di niente, durante due maxiretate erano stati trovati dieci grammi di eroina in un cespuglio e due scimuniti del Gambia senza permesso di soggiorno.Quanto avevano riso i nigeriani finché - così era stato spiegato a Genito da uno che la sapeva lunga - "Kurt, che in vita sua ha mosso tonnellate di roba, s'è mosso di persona Ha fatto circolare la voce che vuol dare un'occhiata e, secondo me, dovresti andarci anche tu"
Piero Colaprico - La strategia del gambero (Feltrinelli)

La vergogna

La vergogna nazionale è avvenuta sotto gli occhi di tutti: non mi riferisco al servizio della CNN che mostrava le condizioni da campo di concentramento nazisti in Libia (o nei Balcani), da criminali che probabilmente abbiamo foraggiato noi.
No, la vergogna è stata la sconfitta dell'italiaetta, che non è riuscita a qualificarsi per il mondiale, dopo il pareggio a Milano con la Svezia.
Nemmeno più il calcio abbiamo, per intrattenere il paese la prossima estate.
O forse si discuterà dell'attaccamento alla cadrega e alla buonuscita dei vertici del calcio italiano, dopo la loro esperienza fallimentare..
Del resto, se in questo paese non se ne vanno i responsabili della vergogna libica come Minniti (e nemmeno un commento da parte dei tanti che puntavano il dito contro le ONG taxisti del mare), del crac delle banche, dell'economia e della finanza (mi riferisco al richiamo dell'Europa sui nostri conti pubblici – gli italiani devono sapere la verità), perché Ventura e Tavecchio dovrebbero fare differenza?

Solo perché abbiamo visto che in Libia, dai nostri alleati (il sindaco di Tripoli, che doveva controllare il porto di Sabrata, per esempio), si può comprare un uomo per 700-800 dollari?
Solo perché, ancora una volta, abbiamo sbagliato a scegliere gli alleati?

O forse a noi bravi cristiani, difensori dei valori europei, bastava non vederceli più davanti?

14 novembre 2017

Sconfitta nazionale






"Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre".
Winston Churchill

Mentre ieri sera Report ci raccontava del furto del nostro futuro da parte dei furbetti dell'elusione, un intero paese si struggeva per la sconfitta della nazionale.

Milano disillusa, di Oscar Logoteta


1978, un'indagine del commissario Negri

Esce per Frilli editore questo noir dello scrittore milanese Oscar Logoteta: come Dario Crapanzano (che sempre per Frilli aveva pubblicato i primi romanzi), anche in questo caso ci troviamo dentro un giallo ambientato nel passato.
Se Crapanzano aveva scelto la Milano degli anni '50, dove circolavano ancora poche auto, dove gli elettrodomestici stavano appena arrivando, in questo libro ci troviamo nei mesi casi di inizio primavera 1978.

16 marzo 1978: un commando delle BR ha appena rapito il presidente della DC Aldo Moro, a Roma, uccidendo tutti e cinque gli uomini della sua scorta.
Il commissario Renato Negri e i suoi collaboratori, il vice Palamara e l'ispettore “Nennì” Coviello commentano esterrefatti questo ennesimo episodio di quella guerra asimmetrica dichiarata dai terroristi contro magistrati, poliziotti, giornalisti, avvocato.
Le BR questa volta hanno colpito veramente al cuore dello Stato, andandosi a prendere nel cuore della città del potere, l'esponente politico più importante, “il meno implicato di tutti”.
Del rapimento dello statista democristiano discutono i tre mangiandosi un panino con la salamella dal Frank, dove lavora la bella nipote Alessia che al Negri regala più di un sorriso suscitando l'ilarità dei colleghi.
Qui leggono di un imminente spettacolo del mago Bernini, di cui ne parlano in tutta Milano.

Dopo una sosta da Nino il barista e due battute con l'amico Beppe, “l'Africano”, ritornato a casa, vicino piazza Lodi, il commissario viene raggiunto da una telefona

- Si ricorda il manifesto di stamattina da Frank?
Il Negri ci mise un po' a realizzare, poi ci arrivò.
- Ah, si, il grande Pennini.
- Eh sì, più o meno quello lì. Insomma, pare che stasera abbia tenuto il suo ultimo spettacolo.

Brutta morte quella del mago: morto per soffocamento in una vasca d'acqua, dove era stato calato e da cui doveva uscire, liberandosi delle catene.
Gli stessi spettatori dello spettacolo sono finiti al Policlinico, per un altrettanto strana intossicazione.
Gli uomini del commissario Negri stanno già lavorando su alcuni casi: una rapina in cui è morto un ragazzo, trovatosi per caso in mezzo alla sparatoria.
Una serie di morti per overdose, perché qualcuno sta vendendo robaccia a Milano: il vice di Negri, Nicola Palamara sta lavorando assieme ad alcuni ragazzi del centro sociale Leoncavallo ad un libro bianco sullo spaccio. Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci. Si, proprio Fausto e Iaio, che a loro volta verranno uccisi la sera del 18 marzo in un omicidio politico rimasto senza colpevoli, accertati ..

Ma il caso del mago Bernini incuriosisce Negri: nel suo camerino, dove poco prima dell'entrata in scena avevano brindato tutti assieme, il commissario trova un quadernino dove il mago aveva annotato alcuni trucchi di scena, degli illusionisti.
E anche due nomi: Gustavo Rol, un sensitivo torinese, e Cassandra. Quest'ultima una medium che ha il suo studio in via Porpora al 38.

A Cassandra si era rivolto il padre del ragazzo morto durante la rapina, colpito dal fatto che questa donna fosse stata capace di farlo parlare col figlio, riportandogli pensieri che solo il figlio poteva avere...
Un'illusione, certo. Ma difficile da spiegare in termini razionali.

Seguendo le indagini, si scopre qualcosa di più di questo poliziotto lontano dai soliti schemi: il suo passato nel comasco e l'arrivo successivo a Milano. Le aspettative della madre per quei nipotini che non arrivano.
La casa di ringhiera in piazzale Lodi, l'amicizia con “vecchia Aquila”, un partigiano con cui scambia volentieri qualche chiacchiera e molte confidenze la sera.
L'improponibile Alfasud color arancione che gli verrà pure rubata.
E, soprattutto, quell'incubo che lo tormenta nei momenti difficili: la ferita alla nuca che sanguina, ricordo di un incontro, tanti anni prima con Francesca, nel 1972 durante uno sgombero.
La ragazza che è stato il suo grande amore e che purtroppo l'ha lasciata, morta durante il parto prematuro di quel figlio che tanto voleva ..
Un amore di cui non aveva parlato con nessuno e anche questo è un rimorso che si porta dentro.

Il rimorso e il tormento del Negri di non aver urlato la sua felicità quando ancora poteva, prendevano forma in quell'incubo ricorrente”.

La vita va avanti, però come anche l'inchiesta sulla morte del mago: incuriosito da Cassandra, Negri decide di presentarsi al suo studio. Pur essendo scettico, Negri rimane colpito da quante cose la medium sa della sua Francesca, del bambino mai nato. Com'è possibile?

Qualcuno vuole spaventare Negri, per farlo desistere dalle sue ricerche?
E cosa stava cercando Bernini, con le sue annotazioni sul quadernino?
Milano, più che disillusa, sembra una Milano con poche speranza e che cerca rifugio nel mondo del mistero, degli spiriti, dell'illusione.

La scheda del libro sul sito di Frillieditore

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

13 novembre 2017

Report – l'inchiesta sui paradise papers e su Scientology

Due le inchieste di questa sera: le persone che hanno nascosto i loro beni nei paradisi fiscali, negli elenci dei paradise papers e la seconda su scientology, uno sguardo dal di dentro a questa specie di setta.

Un anno fa Report si era occupata dei panama papers, il giornalista Paolo Mondani aveva incontrato a Panama l'avvocato Caporaso.
Un anno dopo, si torna a parlare di paradisi fiscali, di Panama e di questo avvocato italiano.
E dei 4500 italiani coi soldi in paradiso.
Da Panama all'isola di Man, un'isola che dipende dalla regine d'Inghilterra e la cui economia si basa sull'elusione fiscale.
85000 abitanti e 26 000 aziende, centinaia di aziende di consulenza finanziaria.

In un paradiso fiscale si trovano due aziende della congregazione dei Legionari di Cristo.
E sempre qui, nei Caraibi si trova una società che controlla, per 1 euro, la Vitrociset: un'azienda strategica in mano ad un corrotto, per lo scandalo Lockheed.

L'organizzazione Scientology: due giornalisti sono riusciti ad entrare dentro l'organizzazione milanese di Scientology.
A Milano, in zona 9, sono stati accolti da esponenti del comune, della polizia locale, dei commercianti: era il 2015 e qui apre la chiesa più grande, inaugurata dal leader dell'organizzazione Miscavage.
Scientology è una organizzazione che non compare in nessun registro a Milano: nessun immobile al catasto, nessuna visura.
Per capire cosa sia Scientology, bisogna entrarci dentro: è quello che hanno fatto i due giornalisti.

È una associazione fondata nel 1954, da Ron Hubbard: crea una casta di sacerdoti, inizia a fare proselitismo e dopo esser sfuggito ad alcune condanne, lascia il comando a Miscavage.
Alberto Colaci si è sottoposto ad un test, che riportava la sua depressione per non avere un lavoro: ecco allora un bel corso, da pagare con un contributo da 38 euro.
Obiettivo dell'organizzazione è salvare il mondo: Scientology neutralizza i tuoi traumi, per farti raggiungere la purezza, il primo passo però è lo studio.

Il corso in aula è “come motivare te stesso”: di fronte ad un auditor ripercorri i traumi della tua vita. Alla fine si spende circa 700 euro per queste lezioni, in cui una persona confessa tutti i suoi traumi, i suoi segreti ad un estraneo.
Così, se uno poi vuole andarsene, è un po' più complicato.

Dopo il corso, Colaci entra in Scientology: Caselli, un ex membro dell'organizzazione ha raccontato che ha pagato circa 800 mila euro.
A Scientology si da tempo, lavoro e lealtà: i nomi dei figli, il tuo lavoro, i debiti, gli incidenti, le malattie, gli ospedali in cui sei stato, una storia della tua vita sessuale, le persone coinvolte.
I nomi delle persone con cui hai avuto una attività sessuale, le perversioni: chi, cosa, quante volte. Anche attività omosessuali...

Alla fine, anche un test con una specie di macchina della verità, chiamata e-meter.

Pier Paolo Caselli, la persona che ha raccontato la sua esperienza in S. nello staff, ha spiegato come questa organizzazione ti prenda soldi, ricevendo pochi soldi.
Il pedaggio per la libertà e la purezza si paga caro: o il lavoro o i soldi da donare.
Nella pratica Colaci dovrà lavorare 54 ore alla settimana, per poco più di 1 euro all'ora: dapprima in un bar che non batte scontrini, poi nelle cucine.
E poi il reclutamento per far entrare altre persone, da cui prenderebbe una percentuale sui corsi che queste dovrebbero fare. Una sorta di schema piramidale per reclutare altri reclutatori.

Scientology si è frantumata in tanti comitati: uno di questi è un “comitato di cittadini per i diritti umani” che fa la guerra a psicologi.
A Milano tengono lezioni nelle scuole, conferenze: è successo al liceo Virgilio di Roma.
Alcuni imprenditori di S. hanno inventato un gioco di ruolo, Start up, che presentano nelle scuole.
L'organizzazione cerca consenso e denaro: ogni tema ha obiettivi commerciali, ogni mattina i membri dello staff sono convocati dal capo, e la spiritualità lascia posto al denaro.

Il grido Start lancia la raccolta di soldi: ci sono eventi in cui gente dona fino a 50mila euro.
Soldi per creare la chiesa di Brescia a Roncadelle, per esempio: peccato che oggi la chiesa tirata su nel 2009 sia in vendita, in mano al signor Botti, costata 2,7 ml di euro.
Soldi arrivati dalla Fiduciaria Spa., e che oggi è in vendita, come una normale operazione (o speculazione) immobiliare.

Maurizio Botti è l'immobiliarista dell'associazione: anche a Milano, per la sede inaugurata nel 2015, c'è lui. I proprietari della sede sono schermati, non si conoscono le persone dietro.

Insomma, piuttosto che salvare il mondo, sembrano più interessati ai beni terreni.

In cerca del paradiso –l'inchiesta sui paradise papers

L'inchiesta di Giulio Valesini parte dall'isola di Man: l'isola sotto il controllo dell'Inghilterra dove ha sede la Appleby.
Da due uffici specializzati dell'offshore sono usciti milioni di documenti: su questi hanno lavorato i migliori giornalisti investigativi del consorzio internazionale, tra questi anche Report e l'Espresso.

L'inchiesta sarà in cantiere aperto per mesi – assicura Sigfrido Ranucci.
Come già raccontato domenica, tra quanti hanno cercato il paradiso fiscale in terra, si trovano i legionari di Cristo: una congregazione che ha fondato scuole e università che nel 2016 ha generato introiti per centinaia di milioni di dollari.
Fondata da un prete messicano, Maciel: con Ratzinger il fondatore viene messo al silenzio, Maciel si scoprì poi che era uno stupratore seriale, padre di tre figli.
Padre Maciel ha creato delle società nei paradisi fiscali, grazie ad Appleby, per pagare meno tasse.
Uno strumento legale – si difende un prete del comitato direttivo.
Legale ma forse anche non troppo, se il Vaticano ha aperto una sua indagine senza riuscire a fare luce del tutto. Per esempio a sapere a quanto ammonti il loro patrimonio.
La cricca di Maciel aveva aperto società a Panama e nell'isola di Jersey: strumenti che erano usati per fare investimenti, come una qualunque società per fare profitto.

A Caserta i legionari hanno gestito il Villaggio dei ragazzi, che ha sottratto ragazzi dalla strada, ma che ha lasciato un debito di 28 ml di euro. Debiti nei confronti dell'Inps e dell'Agenzia delle Entrate: non pagavano tasse e contributi.
Soldi arrivati dalla regione e dalla provincia: dove sono andati? Erano 6-9 milioni euro l'anno, ma in regione non hanno controllato bene, anche se in regione scaricano le colpe sull'ordine.
Uno dei palazzi di Roma è stato affittato all'avvocato dei casalesi, che pare sia moroso con l'affitto.

I proprietari della Vitrociset.

I Crociani sono i protagonisti del secondo caso: Camillo Crociani fu condannato per la tangente dalla Lockheed e scappò all'estero col figlio.
Cosa lo lega alla Vitrociset?
Questa società che gestisce materiale sensibile per la nostra sicurezza: è sempre stata la cassaforte dei Crociani.
Lo Stato affida loro lavori strategici, ma non ha chiesto ai Crociani alcuna trasparenza: a monte della Vitrociset c'è una società nei Caraibi che la controlla grazie ad una azione di 1 euro.
That's Italy ..
Per mettere al sicuro i soldi dello Stato italiano si deve andare in paradiso, fiscale si intende: nei due Trust della famiglia ci sono tanti soldi e anche i quadri di valore (per un valore di 400ml di euro).
Dietro questo patrimonio c'è una controversia familiare, tra gli eredi di Camillo Crociani.
100 ml di dividendi in 10 anni: un'enorme mole di denaro, custodito nei paradisi fiscali, frutto di una tangente.
E lo Stato che ha condannato i Crociani ha continuato a dare loro i soldi per gli appalti.
E i ministeri preposti, la presidenza del Consiglio?
Nessun problema...

La tangente in paradiso.
Nell'isola di Cook ha aperto il suo Trust l'industriale Rovelli, coi soldi presi dallo stato italiano per la sentenza comprata, dal giudice Metta (e c'era anche l'avvocato Previti), contro la banca IMI. Mezzo miliardo di euro finito ad un'industriale, Nino Rovelli, che aveva appena fatto fallimento.
Sempre grazie alla consulenza di Appleby.
Il magistrato Walter Mapelli ha dato la caccia al tesoro, recuperando parte dei soldi: il Trust Gaugin gli era sfuggito e forse contiene parte della vecchia tangente.
Con questi strumenti giuridici è inutile cercare di recuperare questi soldi: soldi che servirebbero per bonificare i terreni, inquinati dalle fabbriche dei Rovelli.

Gli aerei dell'isola di Man.
In questa isola sono registrati 1000 aerei: in questa isola le aziende che fanno attività di leasing (aerei affittati poi agli stessi proprietari dello stesso), non pagano l'Iva, per gli aerei registrati sull'isola.
Si risparmiano milioni di euro, grazie ad un pezzo di carta: basta che stiano sull'isola per poche ore.
Tra i clienti di queste aziende c'è Sawiris, un magnate russo, il pilota Hamilton...
E l'unione europea, che ci impone il pareggio di bilancio e altre strozzature sui nostri conti?
Tutto regolare, dice la società di revisione Ernst & Young. Revisione per modo di dire, verrebbe da dire.

L'imprenditore Bonomi.
I marchi posseduti dall'imprenditore Bonomi fanno capo ad una società lussemburghese, che ha sopra dei trust situati nell'isola di Jersey.
Si è comprato un aereo, usando società nei paradisi con un bel risparmio.

Anche il costruttore Nucera è dentro le carte di Appleby: girava il mondo su un Falcon, comprato da una sua società nelle Cayman, assieme a banchieri.
Oggi è imputato per bancarotta, ma sta al sicuro al sole di Dubai.
Assieme a Landi e Matacena.

Moscovici scandalizzato dai panama papers doveva stilare la lista dei paradisi fiscali: passato un anno attendiamo una lista. Aveva mandato gli ispettori sull'isola di Man, che aveva evidenziato rischi di riciclaggio per mafiosi e terroristi.

Chi va sull'isola di Man sono le società di giochi online: tra queste la Poker stars, i cui proprietari non accettano intervista e vivono su questa isola.
In Italia gli è stata imputata una evasione da 85ml, ma l'Agenzia delle Entrate si è dovuta accontentare per 6 ml di euro.
Soggetti autorizzati dalla nostra Repubblica che poi truffano le leggi della Repubblica.

Dai Panama paters si passa ai Mondani Papers.
Paolo Mondani ha messo le mani sui clienti dell'avvocato italo panamense Caporaso: a loro l'avvocato fornisce un conto su una banca e anche una linea telefonica criptata.
Uno dei clienti di Caporaso è un'ipnotista siciliano, Marzaduri: gli ha affidato 40mila euro poi spariti.
Da Caporaso si rivolgono imprenditori che vogliono portare fuori i soldi dall'Italia: si creano scatole cinesi, società dentro società, con una catena di avvocati in giro per il mondo.
I soldi tornano grazie a conti di banche internazionali (Gibilterra o Hong Kong) o con carte di credito anonime.

Marzaduri ha consegnato i dati di Caporaso a Report: un tentativo di estorsione – sostiene l'avvocato.
Tra i clienti di Caporaso si trova di tutto: anche persone con problemi giudiziari in Italia.
Persino una persona che è un sorvegliato speciale in offshore.

Perché si consentono i paradisi fiscali, che drenano soldi dalle casse pubbliche verso paesi esteri, costringendo paesi come l'Italia a tagliare la spesa pubblica?
Perché l'UE non ha messo l'isola di Man dentro la lista dei paesi nella black list?
E se si dovesse arrivare ad una hard brexit c'è il rischio che l'Inghilterra si trasformi in un enorme paradiso fiscale.

Nei paradisi fiscali non troviamo la gente comune, che paga le tasse sul loro stipendio, che tiene in piedi i conti del paese in una proporzione molto maggiore rispetto a quella delle tante multinazionali del web o dei furbetti dell'elusione.
Grandi imprenditori che poi magari ci fanno pure la morale e ci dicono cosa tagliare della spesa pubblica.

O, come Juncker, il presidente lussemburghese che aveva nella presidenza anche il leader maltese.
Dobbiamo dire basta all'elusione e all'evasione, se non vogliamo che si continui a rapinare il futuro.

Una nuova puntata dal paradiso - Report e l'inchiesta sui paradise papers

Questa sera nuovo aggiornamento (o forse sarà una versione estesa) dell'inchiesta dei paradise papers a Report: l'inchiesta nata dall'acquisizione dei documenti sui furbetti che nascondono i propri capitali al fisco usando i paradisi fiscali.
Speravo che l'eco della puntata di ieri (dai Legionari di Cristo, alla Vitrociset, il tesoro dei Rovelli, l'aeroporto sull'isola di Man, il database preso all'avvocato Giovanni Caporaso) fosse arrivata fino ai palazzi di Roma.



Invece niente: di cosa si chiacchiera oggi? Della finta apertura di Renzi alla minoranza che se n'è andata (e che mai ritornerà si spera, visto che si continua a rivendicare il successo delle riforme), del ritorno del cavaliere nero (esperto di offshore), della partita dell'Italia di questa sera.
Una notizia sugli evasori l'ho trovata però: in manovra si sta pensando di dimezzare le sanzioni per chi ha evaso e pensa di risanare il dovuto entro maggio.

Ecco, piuttosto che sentir parlare di alleanze, mi piacerebbe capire cosa intende fare il PD o Pisapia (o gli altri partiti a sinistra) in Italia e in Europa per arginare questa situazione.
Scarichiamo sempre le colpe sull'Europa (come se non ci fossero nostri europarlamentari a Bruxelles)?
Lasciamo le cose così perché, come sostiene l'avvocato Caporaso, chiunque ha il diritto a pagare meno tasse?

12 novembre 2017

Report e l'analisi dei paradise papers – in cerca di un paradiso

Sono 13 milioni di documenti analizzati dai giornalisti del consorzio internazionale di cui fanno parte i giornalisti di Report e de l'Espresso; oltre a questi, ci sono anche i dati di 4500 italiani coi soldi in paradiso, clienti dell'avvocato Caporaso a capo di uno studio legale che aiuta società italiane ad eludere il fisco, e che sta analizzando Paolo Mondani.
Report nella puntata speciale di oggi ha raccontato alcune storie di questi italiani in paradiso (e non parliamo di gente con problemi economici): i legionari di Cristo, la storia della Vitrociset che parte dallo scandalo Lockheed e dalla famiglia Crociani, l'eredità dei Rovelli e i fondi di Andrea Bonomi.

Ma senza andare nei paesi esotici, un paradiso fiscale si trova anche in Europa, nell'isola di Man: qui arrivano le persone che vogliono sfuggire alla tassazione dei loro paesi.
Qui si trovano centinaia di società di consulenza: qui c'è la sede della Appleby, una società con sedi in tutto il mondo, al servizio di capitalisti, banche e multinazionali.
Appleby sta al centro del cerchio magico dell'elusione: conosce i punti deboli della tassazione globale e li sa sfruttare.

Moscovici – commissario dell'Unione Europea – si è detto preoccupato, e ha scritto all'isola di Man per chiedere conto dell'evasione dell'Iva. Vedremo quale sarà la risposta.
Il lavoro che ha portato all'inchiesta “paradise papers” nasce dalla fuga dei documenti da due grandi studi che si occupano proprio di elusione, e uno di questo è proprio Appleby.

Il primo caso esaminato dall'inchiesta di Giulio Valesini è quello dei legionari di Cristo.
I legionari hanno fondato scuole e università in Europa e in Sudamerica: hanno generato introiti per centinaia di milioni.
Durante il pontificato di Giovanni II erano bene accetti in Vaticano: con Ratzinger l'ente fu commissariato, e si scoprì anche che il fondatore erano uno stupratore seriale.
Dietro i legionari ci sono delle società con sede in un paradiso fiscale, nelle Bermuda: società create per non pagare le tasse regolarmente.

Il giornalisti ha chiesto conto all'attuale padre membro del comitati direttivo, che non sa, non conosce l'ammontare dei soldi in paradiso, che non può o non vuole rispondere..
Tra gli amministratori di una società dei legionari alla Bermuda, anche un certo Olivieri, che oggi guida il braccio economico della congregazione.
Perché un ente religioso deve aprire società nei paradisi fiscali, perché deve fare investimenti alle Bermuda?

Oltre che in Vaticano, i conti dei legionari di Cristo non tornano nemmeno a Caserta, dove c'è il “Villaggio dei ragazzi” un ente che si occupa dei ragazzi, per sottrarli alla strada: i legionari qui erano pieni di debiti, nei confronti dell'Inps, dell'Agenzia delle Entrate. Non pagavano contributi e le tasse: l'ente prendeva fondi dalla regione. Dove sono finiti questi soldi pubblici?

La sede della congregazione è in Messico: tutto regolare che soldi pubblici siano finiti all'estero? Che parte di questi sono finiti per regali di lusso a personalità varie?
Che siano stati usati per prendere un palazzo di pregio a Roma, affittato all'avvocato Bidognetti.

I legionari hanno lasciato un debito da 28 ml di euro: peccato che la regione Campania sta ancora chiedendosi di chi siano le responsabilità.
Non sappiamo nemmeno che esito abbia avuto la commissione del Vaticano che doveva indagare.

Il caso Vitrociset.
Di chi è la Vitrociset, l'azienda che fa affari con aziende pubbliche strategiche della difesa in Italia?
Valesini è partito dallo scandalo Lockheed nel 197 e dalla fuga di Crociani sr e jr: Camillo Crociani era un manager della Finmeccani che aveva pagato mazzette ai militari (e non solo) per l'appalto dei C130 statunitensi.
La famiglia ha ben due trust in Cayman: little e grand, da circa mezzo miliardo di euro, e non sappiamo da dove arrivino i soldi di questi trust.
Vitrociset era la cassa dei Crociani, una fabbrica di soldi avendo avuto per anni appalti dallo Stato per centinaia di milioni), soldi finiti ad una azienda il cui controllo azionario è controllato con una sola azione da 1 dollaro.
I soldi degli appalti della guardia di finanza, della società spaziale, per i nostro radar escono dalle nostre casse per finire al sicuro nei paradisi fiscali, lontano dall'Agenzia delle Entrate. Ma non dalle liti degli eredi di Crociani, che si stanno contendendo il tesoro dei due trust. Nel little trust si trovano quadri famosi, per un valore di 400 ml.

Camillo Crociani è un corruttore (per stessa ammissione del figlio) che non ha fatto un giorno di carcere, uno stato che continua a dare appalti ad una azienda di cui non si conosce il proprietario, il comportamento spregiudicato degli eredi: persino i consulenti di Appleby sono preoccupati del comportamento dei Crociani, la vedova aveva chiesto di cancellare tutte le tracce che portavano ai Crociani .. si sono preoccupati loro e non noi.

La presidenza del Consiglio – alle domande di Report - ha risposto che, a poche ore dalla trasmissione, sarebbe arrivata un'informazione sui veri proprietari.
Ma la presidenza si è tutelata dietro il riserbo.

La tangente della Sir – Rovelli.
Il procuratore Walter Mapelli aveva seguito l'inchiesta sulla tangente SIR, pagata dal finanziere Nino Rovelli per comprarsi una causa in sede civile nei confronti della banca IMI: anche parte di questa tangente è finita nei paradisi fiscali.
La storia della SIR parla della petrolchimica in Sardegna, di un finanziere vicino alla DC che godeva dei prestiti delle banche pubbliche, ma anche di terreni inquinati, malattie e di bonifiche ambientali pagate coi soldi pubblici.
La tangente del caso IMI-Sir, dicono le carte dei panama papers, è finita in un trust del figlio del finanziere Rovelli, che ora può godersi in tranquillità la sua vita, nella sua villa vicino New York.

Gli aerei registrati sull'isola di Man.
Sull'isola di Man sono registrati tanti aerei privati, sulla carta di società con sede sull'isola, di fatto in disponibilità di persone fisiche: il tutto grazie ad un artificio per cui sull'isola di Man non si paga l'iva. Un servizio di alta qualità – dice il responsabile del commercio dell'isola.
Ma di chi sono questi aerei?
Sawiris, l'uomo più ricco d'Egitto. Il campione di F1 Hamilton, un magnate russo....
Gente ricca che può risparmiare soldi, tanti soldi in tasse, grazie ad un pezzo di carta che lo consente. Basta creare una società fittizia sull'isola, sempre grazie ad Appleby, ma è tutto regolare certifica la società di revisione dei conti Ernst e Young. La stessa che consiglia questo schermo fiscale ai suoi clienti vip e che poi certifica i bilanci delle nostre aziende.

Tra i clienti di Appleby c'è anche Andrea Bonomi: un industriale importante in Italia che possiede marchi come Ducati e Aston Martin, società di scommesse sportive, Chicco. Il tutto controllato da una società lussemburghese poi controllata a sua volta da tre trust situati nell'isola di Jersey.
Anche in questa storia ci sono aerei passati di mano e finiti in società fittizie registrate a Man: con questo sistema l'industriale può risparmiare tasse per 2,7 ml di euro per il suo Falcon.
Bonomi si difende asserendo che non viola alcuna norma fiscale, che i suoi trust sono vigilati dall'autorità del Jersey. E che lui è un cittadino americano e svizzero e che non ha obblighi verso l'Italia.

Volava con un Falcon anche il costruttore Lucera, indagato per bancarotta e oggi latitante a Dubai, assieme ad altri compagni, da Landi a Matacena.

La relazione dei commissari europei sull'isola di Man si conclude con parole preoccupanti: sull'isola non fanno sufficienti controlli sul riciclaggio dei soldi delle mafie.

Sempre dai paradise papers, la storia di società del gioco d'azzardo che sfuggono alla fiscalità come la Poker stars, società con sede a Malta.

La finanza offshore ammonta a 21mila miliardi dollari: è un'emorragia che le organizzazioni nazionali e internazionali non riescono a fermare (OCSE, Banca mondiale..).
Se non ci fossero i giornalisti del consorzio internazionale dei giornalisti investigativi nemmeno conosceremmo questi paradisi fiscali, chi sono le persone che qui portano soldi.

Paolo Mondani a Panama: qui il giornalista ha incontrato l'avvocato Caporaso, uno che considera un infame chi denuncia i commercianti che non fanno gli scontrini. Questa la sua morale.

Marco Marzudari è stato uno dei clienti di Caporaso: al giornalista ha raccontato di come funziona il lavoro di Caporaso: ha creato una banca mondiale senza avere licenza, che gestisce attraverso il portale Payopm, e una linea telefonica criptata, opmvoip.
Tutto regolare, sostiene Caporaso: aiuta le persone che intendono pagare meno tasse grazie ad un sistema di avvocati nel mondo che creano società una dentro l'altra, come scatole cinesi, per nasconderne i veri proprietari.
Secondo la testimonianza di Marzaduri, avrebbe aiutato anche esponenti della criminalità organizzata.

Marzaduri è accusato ora di estorsione dall'avvocato, perché ha sottratto dai suoi server l'elenco di 4500 clienti italiani. Persone su cui Caporaso non fa accertamenti, mica è la polizia giudiziaria.
Tra questi il fratello di Matacena e anche un sorvegliato speciale in offshore .. cose che succedono in Italia.

120 politici del mondo hanno investito in offshore, uomini di Trump che hanno investito in società di Putin, il braccio destro di Trudeau, la regina d'Inghilterra perfino laburisti inglesi. Forse per questo che non si riesce a dare una definizione di paradisi fiscali.
Moscovici rassicura, la lista dei 41 paesi paradisi fiscali è pronta, ma nessuno di questo sta in Europa.

E cosa succederà con la Brexit? L'Inghilterra, che controlla parte di questi piccoli paradisi (sono 9 le giurisdizioni fiscali), si trasformerà in un paradiso fiscale?


Il video di OXFAM sugli evasori è eloquente: i soldi dell'evasione e dell'elusione sono soldi rubati alla spesa pubblica, soldi per ospedali e cure.
Soldi nostri.


Il paradiso per pochi -l'inchiesta di Report e l'Espresso sui #paradisepapers


Oggi alle 15.30, su Rai3 andrà in onda la prima parte dell'inchiesta di Report e l'Espresso sui #paradisepapers.
Nei documenti riservati emergerebbero rapporti tra la Russia e il ministro del commercio americano Ross. Da Trump a Putin.
Gli affari della persona che ha curato la raccolta fondi di Trudeau, Bronfman, presidente canadese che ha fatto della trasparenza e della lotta all'evasione i suoi cavalli di battaglia.



Nelle carte si leggono i meccanismi con cui società come Apple, Nike, Uber hanno potuto risparmiare sulle tasse,gli investimenti nelle Cayman della regina Elisabetta.
120 politici da tutto il mondo, imprenditori reali, istituti religiosi come i Legionari di Cristo.
L'inchiesta documenta i danni ambientali in Indonesia del più grande esportatore mondiale dell'olio di Palma, la April: terreni che bruciano e contadini che vengono espropriati dei loro terreni.

E poi ci sono i 4500 italiani, della lista che ora i giornalisti di ICIJ, il consorzio internazionale di cui fanno parte anche Espresso e Report, stanno analizzando: azienda strategiche del nostro paese (come la Vitrocisetl‘azienda di elettronica e sistemi di telecomunicazione che gestisce le reti vitali di forze dell’ordine, ministeri e della Difesa) assieme a qualche fantasma del passato.



Ad Omnibus, questa mattina, ho potuto ascoltare l'avvocato Caporaso a capo di uno studio legale a Panama: il suo ruolo è quello di aiutare le persone, anche italiane, a pagare meno tasse. Cosa legittima, secondo l'avvocato, visto che lo stato italiano spende male i soldi delle nostre tasse, visto che al Quirinale sono impiegate più persone che non a Buckingam Palace ...
Insomma, l'avvocato che aiuta imprenditori, società, esponenti della Casta ad eludere il fisco (e che non si fa problemi sull'uso che poi si fanno di questi soldi nei paradisi fiscali), rispondeva alle domande dei giornalisti in studio come un grillino qualsiasi.
Peccato che la realtà sia leggermente diversa da come la racconta l'avvocato e tutti i gentiluomini che si sentono la coscienza a posto coi soldi in Paradiso (fiscale): ad eludere il fisco si trovano solo persone che hanno queste possibilità, è uno strumento tremendamente antidemocratico, poiché una buona parte degli italiani subisce una tassazione alla fonte die propri guadagni.
Se tutti gli italiani potessero ragionare come i clienti dell'avvocato Caporaso cosa succederebbe al nostro paese?
Dovremo via via chiudere servizi pubblici, ospedali, scuole, fondi per le università, fino al fallimento, al crac.
Il meccanismo dell'elusione, che sottrae al fisco dei soldi per tasse non pagate, è uno strumento che destabilizza l'economia del nostro paese e di altri paesi europei.
E' un sistema in cui, negli stessi conti in paradiso troviamo soldi di imprenditori italiani, di istituti religiosi (i cui vertici non sanno, non commentano, non parlano - qui un'anteprima) e soldi della mafia, senza che questo susciti alcun imbarazzo.

La scheda del servizio - LE ISOLE DEI TESORI DI Giulio Valesini
Di Giulio Valesini, Cataldo Ciccolella, Alessia Cerantola
Collaborazione di Norma Ferrara, Stefano Lamorgese, Elisa Marincola, Alessia Pelagaggi e Carla Rumor
Quest’anno la squadra di Report, insieme a New York Times e Univision, entra per la prima volta come partner in ICIJ, il consorzio internazionale di giornalisti investigativi che da 20 anni si occupa di inchieste internazionali e nel 2016 ha vinto il premio Pulitzer per l’inchiesta Panama Papers. Ora anche noi vi racconteremo il nuovo scandalo offshore, i Paradise Papers, e capiremo come i ricchi fanno girare i soldi lontano da occhi indiscreti. Un progetto in collaborazione con altre 95 testate che hanno esaminato 13,4 milioni di file ottenuti tramite una fonte anonima dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung. Documenti legati a due studi legali, Appleby e Asiaciti, oltre a 19 registri di Paesi col fisco leggero.Parliamo di società create per evitare le tasse, di soldi portati ai Caraibi o di scatole cinesi per restare nell’anonimato. Ma alla fine i nomi sono usciti e fa impressione la sfilata di politici e VIP, da Bono degli U2 a Nicole Kidman, Shakira e Madonna, dal ministro del commercio di Trump all’uomo di fiducia del premier canadese Justin Trudeau, passando per l’investitore George Soros e il campione di Formula1 Lewis Hamilton, senza contare multinazionali come Apple, Nike e Uber.Report è in grado di rivelare i nomi degli italiani finiti nei documenti e come lavora Appleby. Vedremo i raffinati meccanismi che propongono ai loro clienti per risparmiare su quei balzelli che tutti gli altri devono sborsare, a partire dall’Iva. Ma soprattutto scopriremo come alcuni dei più delicati appalti dello Stato italiano finiscano in mano a società i cui proprietari sono sconosciuti ai pubblici registri. E molto altro ancora in una puntata esclusiva, un’inchiesta da non perdere per capire come gira il mondo nel XXI secolo.

Il secondo servizio di Paolo Mondani: UN ITALIANO A PANAMA DI Paolo Mondani
Siamo entrati in possesso, in esclusiva, del database di un famoso studio legale di Panama. Si tratta dell’elenco dei clienti dell’avvocato italo-panamense Giovanni Caporaso. All’interno abbiamo trovato centinaia di italiani: alcuni sono piccoli e medi imprenditori, altri sono parenti di personaggi noti in Italia e altri ancora sono persone con precedenti penali, anche per mafia. Tutti hanno aperto un conto corrente attraverso il portale Payopm. L’avvocato Caporaso spiega che i servizi offerti dal suo studio sono perfettamente regolari a Panama. Ma di cosa si tratta? E perché centinaia di italiani l'hanno scelto? Abbiamo analizzato questo documento e sentito alcuni dei suoi clienti. Ed ecco cosa abbiamo scoperto.
Sul sito del Corriere trovate due anticipazioni
- I Panama papers e la famiglia Crociani, il gruppo che fornisce tecnologie allo Stato controllato (con un dollaro) da Curaçao



- Paradise papers, centinaia di nomi italiani - Nel file Appleby la società Fininvest che comprò l’ex yacht di Berlusconi

Qui invece l'elenco degli articoli sul sito de l'Espresso

Chiaroscuro di Danilo Chirico



Incipit

Trent'anni fa, un lunedì 
Lei lo guarda e per la prima volta ha paura.L'arteria sul collo pulsa impazzita, il cuore pompa veloce. Il volto si indurisce, gli occhi si riempiono di rosso."Che ti succede?" gli chiede."Maledizione!". 
Santo caccia un urlo come Maria non l'ha mai sentito. Impreca sbattendo i fogli sul tavolo. Tra quelle mani nervose La Gazzetta Calabrese diventa carta straccia in pochisecondi. 
Maria si avvicina e lui le scaglia in faccia il giornale: "Guarda qui, guarda, sono rovinato." 
"Stai calmo, Santo," lo supplica lei a mezza voce, ma è fiato sprecato. 
Il titolo a nove colonne è: Il colpo del secolo, e per una volta La Gazzetta non esagera. I ladri hanno svaligiato il caveau della Banca Popolare, il cuore economico della città.

Chiaroscuro è quella zona indefinita tra il buio e la luce, dove si fa fatica a distinguere i contorni delle forme, a comprenderne a pieno i colori.
In questa fascia dove facciamo fatica a distinguere il bianco dal nero ma anche il bene dal male, si muove il personaggio di questo romanzo, Federico Principe, giovane e brillante magistrato antimafia a Reggio Calabria.
E' l'uomo che si muove sul filo “apprendista funambolo”, metafora del difficile equilibrio in cui ci deve muovere in certi ambienti per non finire ammazzati, o in mano della 'ndrangheta.
Come il padre prima di lui, anche a Federico viene proposto di candidarsi a sindaco della città, da parte di un movimento di giovani, con tanti idee per cambiare in meglio Reggio e dare una speranza di un futuro.
Anche a Federico, ancora una volta come già successo al padre, succede qualcosa che ne ostacola la candidatura: una sera, un invito ad una festa della Reggio bene, dove incrocia tanti sguardi ostili da professionisti su cui ha indagato
Come potrebbe non essere a disagio l'avvocato scoperto a fare investimenti in Svizzera per conto del clan? O il magistrato che condivide la barca con il fratello del capomafia. O il commercialista che ha portato in dote alla 'ndrangheta la catena dei supermercati dell'Emilia Romagna. O il consigliere comunale eletto coi voti della cosca del quartiere San Giovannello che, non appena lo vede, gli si avvicina per dirgli: "Hai una bella faccia di cazzo." ...”

Anche questa è Reggio, la città dello Stretto, la città del ponte, la città della ndrangheta e di una borghesia cittadina collusa con la criminalità e che da anni manovra la politica affinché nulla cambi: una borghesia che Federico conosce bene, avendone fatto parte, come il padre prima di lui.
Non è facile prendere le distanze dal potere con cui hai fatto affari, dalle persone con cui hai trascorso il Natale anche se non ne avevi voglia ..”

Nella festa conosce una bella ragazza: sguardi che si incrociano, qualche complimento, una passeggiata assieme in riva al mare.
Federico e Valentina passano la notte assieme, finché, all'improvviso uno sparo nel buio, non lo sveglia:
Un lampo nel buio. Un colpo di pistola. Un tonfo e una finestra che sbatte. Un latrato di cani in lontananza. Un lamento flebile di donna. Sono le quattro del mattino e in casa Foti non è rimasto nessuno.[..] 
Federico piange seminudo, accasciato sul letto. Accanto a lui è sdraiata una ragazza completamente nuda, gli occhi chiusi e una ferita al fianco sinistro. Le lenzuola sono inzuppate di sangue.

Quella morte costituisce un primo colpo per Federico, un colpo personale ma anche un colpo per la sua candidatura, in opposizione proprio a quel “partito dei migliori” messo su da quel Sebastiano Russo, avvocato e amico di infanzia, ma anche uno di quei professionisti a servizio della ndrangheta.
Da qui la fuga a Roma, senza dire niente a nessuno: di quel dolore causato dalla morte, la nausea, quel sentirsi inadeguato di fronte alle aspettative degli altri.
Come la collega Caterina e l'amico giornalista Ivan

A Roma Federico ha l'illusione di poter ricominciare una nuova vita, dentro la stanza 298 del palazzaccio di piazzale Clodio, con un aiutante “romano de Roma” di nome Belli.
Qui a Roma incontra Adele, una barista aspirante attrice di teatro, con cui inizia una specie di relazione. Due persone che non sono riuscite a farcela, questo li unisce: anziché aiutarlo a trovare nuovi stimoli, con Adele partecipa a feste dove incontra personaggi del sottobosco politico, vecchi compari della Calabria, gli organizzatori delle prossime Olimpiadi cui Roma era candidata.
E incontra la coca: “un altro confine è stato superato”, pensa Federico.
La fuga da Reggio per non subire il ricatto di Russo, l'avvocato, e per non suscitare scandali dopo quel colpo di pistola.

Ma sempre a Roma si presenta la possibilità di riscatto, nella forma di un'inchiesta su un grande traffico di droga che dal sudamerica arriva in Calabria e su fino a Roma.
Traffico in cui è pienamente implicata la ndrangheta. Un'inchiesta che gli viene presentata dal capitano dei carabinieri e che è come un filo che, dalla droga, porta dentro la città eterna. Dentro le società di costruzione che prendono appalti per costruire la metropolitana, per il nuovo stadio, per le Olimpiadi.
Di questo ne parla con Bianca, funzionario di polizia che è stata, negli anni del liceo, la fidanzata: con lei una sera parla della prima volta chescoprì cosa fosse quella cosa chiamata ndrangheta:
"Quando hai scoperto la ndrangheta?" 
Caterina lo guarda con occhi interrogativi: "Ci siamo nati nella 'ndrangheta", risponde. 
"Si, ma te lo ricordi il giorno, il momento preciso in cui l'hai scoperta?"Caterina tace, la domanda di Federico non vuole risposta.
"Io sì, era il giorno della mia prima comunione. Ero emozionatissimo. Immagina un bambino con la faccia pulita e gli occhi innocenti, vestito bianco e cravattino azzurro".[..]Federico abbozza un sorriso, ma improvvisamente si fa serio. "Io sono là sull'altare, e quando mi guardo intorno ho una sensazione strana: non capisco perché mio padre è lì con me mentre i padri di Stefano, di Giovannino e di Alessandro non ci sono.
 
Ci sono le madri, non i padri: al loro posti ci sono i fratelli, in qualche caso i nonni."L'espressione di Caterina adesso è cambiata. E quella di di una ragazzina cresciuta in una città di 'ndrangheta. "C'era la guerra," dice. 
"Sì, e quei tre bambini erano i miei amici. Il papà di Stefano era stato ammazzato, gli altri due erano scappati per non fare la stessa fine, capisci?" 
"Quando uno dice che in sei anni ci sono stati quasi mille morti ammazzati e chissà quanti arrestati, e latitanti, non pensa che i numeri corrispondano a persone vere, gente che ci stava attorno," osserva Caterina. 
"Non erano in guerra soltanto i soldati delle cosche. Riguardava tutti in un modo o nell'altro."

Ma per Federico, sembra che il passato sia qualcosa che si possa mettere alle spalle: il rapporto con Adele si interrompe, lo stesso succede con gli amici di Reggio, Caterina e Ivan. Un uomo in fuga dalle responsabilità, dal suo passato e, forse, anche da se stesso:
Il male di sentirsi programmato per la fuga. Fuga dalla lotta ai clan, dalla politica, dalla famiglia, da Antonella che chissà come sarebbe stato e da Valentina che non so più neanche come sta, da Adele e la sua dolorosa spensieratezza, da Bianca.Dal fantasma di suo padre. Da se stesso, in realtà. Da quella che è stato. Senza capire chi è diventato.

Una vita come un piano inclinato, in una discesa in cui Federico non riesce ad aggrapparsi a niente per non finire nel vuoto.
Finché, quell'appiglio per non sprofondare, gli arriva proprio dall'inchiesta sul traffico di droga che lo porta di fronte ad una nuova dimensione della criminalità.
A cominciare dai broker del narcotraffico che anziché in cella si godono la prigione in cliniche di lusso, come ai tempi della banda della Magliana, grazie a perizie di periti compiacenti:
A Roma funziona così, da sempre: perizie truccate, avvocati spregiudicati, giudici corrotti e imprenditori sanitari compiacenti. Nessun boss è mai stato in carcere, per tutti si sono sempre spalancate le porta di qualche clinica di lusso.
E poi, i contatti tra i narcotrafficanti e la ndrangheta la cui presenza a Roma, non è più un'ipotesi investigativa: i boss delle famiglie di Reggio sono sbarcati a Roma con tanti soldi e hanno intenzione di prendersi tutte le piazze dello spaccio:
I capi accampano ragioni legate alla crisi, ma non è vero che il mercato s'è ristretto, ragiona Federico. E dopo aver parlato con Caterina, l'idea che adesso gli viene è che probabilmente la 'ndrangheta ha alzato i prezzi e ridotto i margini di profitto per i piccoli clan di spacciatori perché progetta di sbarcare in città e di tenerli sotto padrone.Evidentemente i calabresi non si fidano più e vogliono controllare il mercato, ma soprattutto vogliono gestire i tanti soldi che pioveranno sulla città.

E non solo solo i soldi della droga: l'inchiesta di Federico, di Bianca e del capitano Mosca li porta ad un livello criminale da far impallidire quanto scoperto nell'inchiesta “mafia capitale”.
Gli appalti per le future olimpiadi.
L'appalto per la metropolitana.
Altri soldi che arriveranno questa volta a Reggio, per la città metropolitana.

Un passo alla volta, intercettazione dopo intercettazione, si trovano di fronte ad una struttura criminale che lega tutto assieme: potere criminale, un livello segreto della massoneria e il potere politico, dentro il comune di Roma fino a Palazzo Chigi.
Palazzinari, massoni, avvocati, periti, ndranghetisti. Si stanno per spartire Roma.

Chiaroscuso è uno di quei libri che possono essere letti su più livelli: c'è la storia di un uomo, in fuga dai suoi demoni, dal suo passato, dalle colpe di suo padre, che forse trova un riscatto nel suo lavoro di magistrato.
C'è un'inchiesta sulla mafia a Roma, la cui esistenza ancora si fa fatica ad accettare, nonostante tutte le evidenze. Una mafia che dispone di una forza economica tremenda, capace di schiacciare qualsiasi ostacolo che si trovi di mezzo, usando i soldi per corrompere, la stampa per calunniare (nemmeno il mondo del giornalismo è esente da colpe) e arrivando ad uccidere quando necessario.
Un libro che fa vedere le cronache che leggiamo sui giornali con una luce diversa: l'inchiesta su Carminati e Buzzi è solo la punta dell'iceberg di un marciume più vasto che non risparmia nessuno.
Un sistema che parte dal litorale di Ostia dove gli stabilimento sono in mano a poche famiglie, ai commercianti della zona costretti a pagare il pizzo, al commercio della carne dall'est Europa o dall'Africa.
Alla facilità con cui si può comprare un pezzo di droga nelle tante piazze dello spaccio a Roma, sia nel centro che nei quartieri periferici.
Alla facilità con cui spuntano sale per scommesse e Vlt, spesso usate per riciclare denaro.
Ai conti della metropolitana C, lievitata nel corso degli anni e ancora da finire.
Ai tanti appetiti suscitati attorno alle Olimpiadi che dovevano tenersi a Roma nel 2024.
Al nuovo stadio di calcio, sui terreni di qualche imprenditore che conta a Roma, anche sui giornali e nella politica.
Agli assessori a libro paga delle organizzazioni.
Un sistema in cui è difficile capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è bianco e cosa è nero. Il chiaroscuro.
Quanto è romanzato e quanto di vero c'è in questo libro?
I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari. È autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce” - la nota dell'autore riprende le parole di Rosi che aprono il film Le mani sulla città.

Chiaroscuro - Danilo Chirico Bompiani - la scheda del libro sul sito di Giunti

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