22 agosto 2017

Estate 2017 – un discorso sul fascismo, di Michela Murgia

Mai parole sono state così necessarie e chiare, quelle scritte da Michela Murgia nel suo post su Facebook dove spiega cosa sia il fascismo (non cosa sia stato), perché non dobbiamo metterlo tra le ideologie e qual è la differenza tra fascismo e comunismo.
Il fascismo è la negazione della democrazia, ma un insieme di metodologie politiche che possono andar bene alle dittature di destra e di sinistra.
Un post utile, proprio in questa estate dove il fascismo sembra tornato (troppo) in voga.

E le foibe? E Stalin? E il comunismo (in Russia, visto che in Italia non abbiamo avuto una dittatura dei soviet mentre abbiamo sperimentato sulla nostra pelle il ventennio mussoliniano)?

Leggetevi quanto Michela Murgia scrive, avrete tutte le risposte (sempre che uno abbia voglia di approfondire e usare la propria testa).



Piccolo discorso sul fascismo che siamo.

A te che hai vent’anni e mi chiedi cos’è il fascismo, vorrei non doverti rispondere. Vorrei che nel 2017 la risposta a questa domanda la sapessimo già tutti, ma se me lo chiedi è perché non è così.
So perché me lo domandi. Credi che io sia intollerante se dico che il fascismo è reato e deve rimanerlo sempre. Credi che “se il fascismo e il comunismo hanno causato entrambi tanto dolore nel corso della storia devono essere considerati reato senza distinguo”.
È quindi colpa mia se me lo chiedi.
Colpa del fatto che non ti ho detto che il fascismo non è il contrario del comunismo, ma della democrazia. Dovevo dirtelo prima che il fascismo non è un’ideologia, ma un metodo che può applicarsi a qualunque ideologia, nessuna esclusa, e cambiarne dall’interno la natura. Mussolini era socialista e forse non te l’ho spiegato mai. Ho dimenticato di dirti che si intestava le istanze dei poveri e dei diseredati. Ho omesso di raccontarti che i suoi editoriali erano zeppi di parole d’ordine della sinistra, parole come “lavoratori” e “proletariato”. Non ti ho insegnato che un socialismo che pretende di realizzarsi con metodo fascista è un fascismo, perché nelle questioni politiche la forma è sempre sostanza e il come determina anche il cosa. Per questo il fascismo agisce anche nei sistemi che si richiamano a valori di sinistra e anzi è lì che fa i danni più grandi, perché non c’è niente di più difficile del riconoscere che l’avversario è seduto a tavola con te e ti chiama compagno.
Dire che il fascismo è un’opinione politica è come dire che la mafia è un’opinione politica; invece, proprio come la mafia, il fascismo non è di destra né di sinistra: il suo obiettivo è la sostituzione stessa dello stato democratico ed è la ragione per cui ogni stato democratico dovrebbe combatterli entrambi - mafia e fascismo - senza alcun cedimento. Tu sei vittima dell’equivoco che identifica il fascismo con una destra ed è un equivoco facile, perché il fascismo è la modalità che meglio si adatta alla visione di mondo di molta della destra che agisce in Italia oggi. Ma guai se questo ti rendesse incapace di riconoscere i semi del pensiero fascista se li incontri quando sei convinto di guardare da qualche altra parte.
Può esserti utile sapere come riconosco io il fascismo quando lo incontro: ogni volta che in nome della meta non si può discutere la direzione, in nome della direzione non si può discutere la forza e in nome della forza non si può discutere la volontà, lì c’è un fascismo in azione. In democrazia il cosa ottieni non vale mai più del come lo hai ottenuto e il perché di una scelta non deve mai farti dimenticare del per chi la stai compiendo. Se i rapporti si invertono qualunque soggetto collettivo diventa un fascismo, persino il partito di sinistra, il gruppo parrocchiale e il circolo della bocciofila.
Nessuno è al sicuro, se non dentro allo sforzo di ricordarsi in ogni momento che cosa rischiamo tutti quando cominciamo a pensare che il fascismo è solo un’opinione tra le altre.

Estate 2017 – di certo c'è solo che è morto

Di certo c'è che è morto, e che è morto da innocente, come dicono ora i legali di Giovanni Aiello, l'ex poliziotto della Mobile di Palermo. E' morto l'altro giorno mentre stava lavorando alla sua barca, portandosi dietro tanti sospetti e tante accuse che sono mai state provato né tantomeno portate a processo.
Come i sospetti che fosse lui i killer per gli omicidi politici attribuiti alla mafia compiuti negli anni 80, fino alla bomba dell'Addaura e alla strage di via Capaci.

Ma se tutti i sospetti rimangono tali, altri aspetti su questi cadaveri eccellenti rimangono fatti accertati.
La mafia non ha agito da sola quando ha ucciso un prefetto, un presidente di regione, un procuratore capo, il capo dell'ufficio Istruzione, il capo della Mobile, fino ad arrivare a Falcone e Borsellino.
Tutti questi delitti sono avvenuti per una convergenza di interessi tra pezzi dello stato e la mafia: pezzi dello stato che hanno protetto la mafia, avendone in cambio voti e servizi.

Ha parlato pococoi giornalisti ma quel poco nasconde molti messaggi: al Viminale, al tentato golpe preparato dal generale De Lorenzo, al Sisde..

16 agosto 2017

Estate 2017 – cosa è successo in quella estate del 1993


Rimozione. Io cosa ricordo di quei giorni del 1993? Ricordo di non vedere l'ora che fosse mattina per rileggere il mio articolo sul giornale come se non lo avessi scritto io. Ricordo arrivare sempre per primo alle conferenze stampa. Ricordo le bombe della mafia a Roma e a Milano. Ricordo un'estate interrotta. Ricordo non cenare mai a casa. Ricordo l'ultimo giro di telefonate questura-carabinieri-ospedale che toccava sempre al praticante nerista, cioè a me. Ricordo s'è sparato Gardini. Ricordo pomeriggi senza fine e niente mare. Ricordo un avviso di garanzia a Prodi, una notizia che fece il giro della redazioni per qualche giorno, ma non venne mai data perché era una bufala, cioè una di quelle cose che oggi verrebbero sparate direttamente su internet. Ricordo che il giorno dopo la scomparsa di Irene andai per la prima volta ad una festa con il teledrin. Lo ostentavo alla cintura con orgoglio, devo dire...La ragazza sbagliata – Giampaolo Simi Sellerio editore

Luglio 1993, una ragazza scompare in Versilia. Irene Calamai diventa il primo caso per il giornalista Dario Corbo.

Agosto 2016: 23 anni dopo lo stesso giornalista, che non è più la stessa persona si interroga su quella scomparsa, su quell'inchiesta, su quell'estate che cambiò la storia del nostro paese non solo la vita di Dario Corbo.  

13 agosto 2017

Estate 2017 - Storie da spiaggia

Amo andare in spiaggia alla mattina presto, quando nell'aria senti ancora l'odore del mare, quando l'acqua è più pulita e quando la spiaggia è più libera.
Senza gente che ti vuole raccontare a tutti i costi quello che ha mangiato ieri sera, cosa ha fatto ieri sera, etc etc
Capita a volte di arrivare sulla spiaggia libera e di trovare degli ombrelloni già aperti, senza nessuno sotto a prendersi l'ombra.
Avranno piantato il palo, novelli conquistadores della spiaggia, e se ne sono andati a spasso o a fare il bagno.
Questo quello che ho pensato ingenuamente la prima mattina.
La seconda mattina.
La terza mattina.

Dopo un po' ho scoperto che alcuni “bagnanti” (si dice così) pagavano 50-70 euro al gestore del lido, privato, per piazzare gli ombrelloni sulla spiaggia pubblica e occupare il posto.
Non si potrebbe, ma finché lo fa uno.
Il problema è che poi hanno iniziato a farli in tanti, finché una mattina una signora anziana, che si era alzata anche presto per prendersi il posto al sole, non ha preso e spostato tutto.
La rivoluzione liberale è durata poco, sono intervenuti i bagnanti affittuari (per modo di dire) e hanno trovato un accomodamento.
Che poi sono le persone che ti parlano di tutti questi immigrati che non rispettano le regole.
Eh già, gli altri.
Strana spiaggia, quella dove vado.
Due lidi, uno ufficiale, in concessione ad un privato poi andato sull'orlo del fallimento, finché non è subentrato il comune (quello del sindaco famoso per una storia di fritture di pesce..) con un amministrazione coatta.
Un lido dove fai fatica a trovare i giornali, che offre pochi servizi (per esempio non c'è niente per i bambini), e dove un ombrellone e una sdraio costano cari.
C'è un altro lido, sempre privato in concessione dal demanio pubblico, che una volta era solo un chioschetto.
Poi si è allargato andando a piazzare gli ombrelloni ai bagnanti che amano dormire la mattina.
Ora c'è un bar e uno spazio riservato coi suoi ombrelloni.

Risultato, la gente si ammassa nel poco spazio di spiaggia rimasto libero o si trova altri lidi dove magari offrono servizi migliori.
Perché le cose non vanno bene né al primo né al secondo.
Poca gente, pochi ombrelloni affittati.
Pochi ricavi.

Se fosse un privato sarebbero problemi, ma evidentemente qui c'è una diversa concezione di privato.
E anche di come gestire ed accogliere i turisti.

09 agosto 2017

Estate 2017 - Su Ong, immigrati, questione africana.

La più onesta delle Organizzazioni non governative, che si preoccupa solo di salvare vite umane, è all'interno di un processo migratorio, che passa attraverso organizzazioni criminali.
È corretto rispondere che, di fronte ad una persona che sta rischiando la vita in mezzo al mare, non ci sono troppe domande da fare, la persona va salvata.
Ma non ci si può sempre concentrare sull'ultimo passaggio di un flusso che parte da lontano, che dura settimane, migliaia di chilometri.
Perché oggi, specie in Italia, non si riesce a parlare di immigrazione se non facendo del tifo. Se non parlando della questione solo per gli aspetti per cui si parteggia.
Le ONG? Salvano vite umane.
Gli immigrati sui barconi? Tutti clandestini, tutti migranti economici (dunque che stiano a morire a casa loro), tutti ragazzotti che non fanno niente, che si prendono soldi che potremmo dare agli italiani .. e via discorrendo.

Oppure, possiamo iniziare a vedere queste persone nel loro lungo viaggio.
Che parte da paesi dove la speranza (di un futuro diverso, di un riscatto) è stata tolta.
Che attraversa paesi controllati da eserciti europei, come in Niger dove sono presenti soldati francesi.
O paesi che non hanno più un governo riconosciuto ma sono controllati da bande, da criminali, che si arricchiscono sul traffico di esseri umani.
Detto questo, noi ora possiamo regolamentare l'azione delle ONG che si occupano di salvare i migranti (al posto dei governi europei).
Possiamo anche pensare di fare dei pattugliamenti con delle nostre navi, in acque libiche, assieme a quelle motovedette che fino ad oggi han fatto finta di non vedere trafficanti e gommoni.
Possiamo anche, per il piacere di fare quattro chiacchiere da bar, discutere di blocchi navali.
Ma non stiamo risolvendo il problema di questo esodo di persone.

Nemmeno possiamo continuare a far finta di non vedere che l'azione delle ONG, anche quando è meritevole, è uno stimolo per i trafficanti a proseguire nel loro squallido lavoro.
Giusto per evitare di finire anche io nel novero dei populisti, ricordo che in Italia l'industria fiorente dei sequestri di persona ha arricchito le organizzazioni criminali, finché non si è legiferato creando lo strumento del blocco dei beni.
Cos'era l'azione della consegna del riscatto, da parte di persone di fiducia della famiglia, di avvocati, azione meritevole perché salvava una vita umana? Col senno di poi, si poteva considerare un'azione che finanziava i criminali.
Pronti a rapire altre persone.
Rapire le persone e farsi consegnare il riscatto è diventato poco conveniente quando alle famiglie sono stati bloccati beni e patrimoni.

Dovremmo ricominciare tutto da capo.
Partire dai paesi africani.
Dalla lotta ai trafficanti.
E poi (e non solo) dalle ONG (l'ultimo elemento delle filiera), per capire se queste non hanno dietro interessi poco nobili.
Perché, ripeto, pur salvando vite umane, sono all'interno di un meccanismo criminale, che non possiamo accettare.


Estate 2017 - Meridionalista da vicino (come si chiamano quelli che ci vedono bene solo da vicino?)

Divento un meridionalista convinto, quando sono lontano dal sud.
Cioè, intendo, dal sud vero, non quello degli stereotipi, da prime serate RAI: Una notte per Caruso, una notte per padre Pio ..
Il sud che mi fa diventare antimeridionalista quando ne sono lontano è quello dei bus che non ci sono, delle spiagge con gli impianti semi abusivi senza servizi da cui la gente scappa, del caos del traffico, delle campagne bruciate, delle strade strette, col serpentone di auto che procede a passo d'uomo, degli ospedali con gli annunci di chiusura come fossero annunci di sfratto..

Poi, ogni volta che scendo qui, al vero sud, capisco il perché. Il perché di quella cosa che spesso è scambiata per rassegnazione.
Forse bisognerebbe esserci nati qui per capire. Aver passato anni per cercare di cambiare cose, per arrivare alla conclusione che l'importante è vivere, o sopravvivere.
La mia conclusione è che ogni ministro, ogni amministratore che intenda anche solo parlare di questione meridionale dovrebbe viverlo veramente questo sud.
Farsi da pendolare la statale 18 da Vallo della Lucania a Battipaglia per lavoro.
Farsi curare a Roccadaspide.
E domenica trovare un posto per l'ombrellone alla spiaggia pubblica. 
Sperando che non gli succeda un accidente, visto che in questo posto turistico non c'è un vero pronto soccorso.


04 agosto 2017

Fahrenheit 451, di Ray Bradbury


Era una gioia appiccare il fuoco.Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla solida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l'uomo premette il bottone dell'accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo. Egli camminava dentro una folata di lucciole. Voleva soprattutto, come nell’antico scherzo, spingere un’altea su un bastone dentro la fornace, mentre i libri, sbatacchiando le ali di piccione, morivano sulla veranda e nel giardinetto della casa, salivano in vortici sfavillanti e svolazzavano via portati da un vento fatto nero dall’incendio.Montag ebbe il sorriso crudele di tutti gli uomini bruciacchiati e respinti dalla fiamma.

Cosa accadrebbe se le persone smettessero di guardare (e stupirsi) del mondo reale attorno a noi, del sole che sorge tutte le mattina, al tramonto, alle stelle?
Cosa accadrebbe se le persone smettessero di parlare tra di loro, viso a viso, per rinchiudersi nelle loro case, a guardare enormi televisori a muro, che raccontano di una realtà inventata?
Se smettessero di uscire all'aria aperta, passeggiare senza meta solo per star fuori, coi loro pensieri, per incontrare altre persone, avere un contatto “umano”?

Cosa accadrebbe alle nostre vite se, giorno dopo giorno, la televisione pompasse programmi stupidi, che offrono (anzi, impongono) una felicità a basso costo, come una droga portata gratis a casa tua (e dove le persone sono ingannate, pensando di partecipare a questi programmi)?
Sarebbe un mondo dove la gente vive al chiuso delle loro case, passando le serate al buio di fronte alla televisione; un mondo dove le persone smettono di avere propri pensieri, men che mai pensieri critici; un mondo dove le persone piano piano smettono di leggere i libri e dove la cultura smette di avere l'importanza che (almeno sulla carta) gli riconosciamo.

Il mondo e la società che viene immaginata dai romanzi distopici è il peggior mondo possibile: un mondo e una società senza libertà e dove vige il controllo del grande fratello, immaginato da George Orwell in 1984, che condiziona persino le parole usate dalla gente.
Un mondo e una società controllati dalle macchine come ne “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley.

Fahrenheit 451 (451 è la temperatura in gradi fahrenheit a cui brucia la carta) è un romanzo scritto negli anni '50 dallo scrittore americano Ray Bradbury. Non è un romanzo di fantascienza di astronavi e invenzioni strabilianti: è un romanzo in cui lo scrittore, partendo dalla società in cui viveva, enfatizzando alcuni cambiamenti in atto,si immaginava uno uno dei possibili mondi futuri (o presenti, se pensiamo che il libro è uscito negli anni '50).
Bradbury ci avvertiva di quanto avrebbe potuto succedere nel futuro, il nostro presente.
Ovvero una società basata sul controllo e sull'instupidimento delle persone, delle felicità a basso costo venduta attraverso trasmissioni televisive simili a reality, dove lo spettatore poteva sentirsi come a casa, come in famiglia. Come in Orwell, torniamo al tema del controllo governativo della vita delle persone, trattate come bambini, alle cui vite vanno tolte tutte le preoccupazioni, tutte le paure, tutti i dubbi.

Una società dove si vive di fretta, senza farsi domande, senza chiedersi troppe cose, senza porsi troppi dubbi. C'è qualcuno che ha pensato già per te, che ti da tutto quello di cui hai bisogno, un'auto veloce, un televisore a muro, una radio-conchiglia da infilare nelle orecchie con cui isolarsi dal mondo e sentirsi felice.

Una società dove non si leggono più libri e dove i pompieri, anziché spegnere gli incendi e salvare le persone e le cose, sono chiamati a bruciare i libri.
I libri e le idee, i libri e la cultura, ovvero gli strumenti con cui una generazione comunica i propri pensieri alle successive.
Una società dove vivono persone come Montag, di professione pompiere, e la moglie Mildred.
E come milioni di altre, tutte uguali.
O forse sarebbe meglio dire non persone, esseri tenuti in una sorta di vita artificiale, come i non esseri del mondo di Matrix (“pillola blu o pillola rossa”)....
«Ho diciassette anni e sono pazza» disse lei a un tratto.
«Mio zio sostiene che le due cose vanno insieme...»

Finché un giorno, anzi una sera, al ritorno dal lavoro, al protagonista Guy montag non succede qualcosa: incontra una ragazza, Clarisse McClellan, che scombussola tutto il equilibrio, mette in discussione tutte le sue certezze.
«A volte penso che i guidatori non sappiano cosa sono l’erba o i fiori, perché non li guardano mai lentamente»

La famiglia di Clarisse non guarda la tv, non vanno ai parchi dell'evasione, passano le serate a parlare tra di loro, magari proprio sotto il portico delle case.
Montag, stupito, osserva il volto della ragazza (“la faccia luminosa come neve sotto la luna”) mentre gli parla di fiori, delle stelle, delle farfalle, dei libri.
«È vero che molto tempo fa i pompieri spegnevano gli incendi invece di appiccarli?». «No, le case sono sempre state a prova di fuoco. Glielo assicuro.»

Una ragazza a cui piace osservare la gente, per strada, dentro la metropolitana:
«La gente non parla di niente.»
«Ma diranno pure qualcosa!»
«No, niente.»

E' la scintilla che incendia la sterpaglia nella prateria: Montag, incuriosito e forse anche innamorato di questa ragazza, che sembra più adulta della moglie (nel film di Truffaut sono interpretate dalla stessa attrice, Julie Christie) commette un atto di ribellione grave per la società in cui vive. Inizia a pensare con la sua testa.

Forse il processo di ribellione era già dentro Montag: nonostante fosse vietato, aveva già conservato dei libri, presi dalle case che la sua unità (dietro segnalazioni anche anonime dei bravi cittadini) andava a bruciare. Il seme del dubbio era già dentro di lui e l'incontro con Clarisse non fa che anticipare un processo che era già in atto.

Montag si mette a leggerli questi libri, altri ne prende di nascosto da una casa cui sta dando fuoco: la casa di una signora anziana che preferisce lasciarsi bruciare tra le fiamme piuttosto che abbandonarli, i suoi libri, una morte che lo sconvolge, un altro passo in più verso la ribellione.
«Nei libri dev’esserci qualcosa, non possiamo immaginare cosa, che spinge una donna a bruciare con la sua casa. Dev’essere così, non ti fai ardere vivo per niente.»
«Era una sempliciotta.»

Clarisse uscirà presto di scena, dal racconto: ma Montag non può più fermarsi: decide così di parlare al suo capo, il capitano Beatty:
«Vuoi sapere quando tutto è cominciato, da dove ha origine il nostro lavoro, come è stato concepito…»

E il racconto del capitano costituisce il cuore della storia: perché si bruciano i libri? Perché la televisione manda in onda film e programmi banali che parlano solo di vite felici?

E' il controllo delle masse, un'esigenza nata dalla “Tecnologia, sfruttamento economico delle masse e pressione delle minoranze”.
E dunque tutti gli uomini devono essere uguali:
“ .. non tutti nati liberi e uguali, come dice la Costituzione, ma tutti resi uguali. Ogni uomo deve essere l’immagine degli altri, perché allora tutti sono felici..”

E in che modo rendere uguali le persone? Omologando pensieri livellandoli verso il basso, rendendo le persone uguali nella loro ignoranza, felici come gli uomini della caverna di Platone senza nemmeno l'immaginazione di capire cosa sono le figure che vedono.
Una finta felicità ottenuta togliendo dalla vita il disagio, gli imbarazzi, le frustrazioni.
I bianchi provano un certo disagio a leggere La capanna dello zio Tom e noi lo bruciamo.

Bruciare tutto e nascondere tutto, anche le cose tristi (i funerali che sono scomparsi, come i corpi delle persone che muoiono)
«Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce.»

Tolti di mezzo i dubbi, i perché, la cultura, i libri, ecco arrivare la felicità finta: con i “concorsi a premi in cui basta conoscere le parole”.
E, ancora:
Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di "fatti" al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d'essere "veramente bene informati". Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch'è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza”.

Cosa succederà al ribelle Montag, al pompiere modello che abbandona il lavoro, la moglie, per diventare un nemico della società?
L'autore ha voluto lasciarci un filo di speranza, alla fine di questo libro che, è giusto ripeterlo, è soprattutto un ammonimento a noi che lo leggiamo.

Perché Fahrenheit 451 è un romanzo sull’indipendenza e la necessità di pensare con la propria testa, ci parla dell’importanza di conservare i libri e difendere le voci di dissenso e i dubbi che emergono dalle loro pagine. Dal rischio che si corre, quando si comincia col bruciare un testo sgradito, che fa sorgere troppi dubbi, e poi si finisce col bruciare le persone.

La speranza per la salvezza del mondo arriverà dalla comunità presso cui Montag, braccato dalla polizia e da un mostruoso segugio meccanico, aiutato dal professor Faber, troverà rifugio.
Quando ci chiederanno cosa facciamo, dobbiamo rispondere: Noi ricordiamo. È così che vinceremo, alla fine.

Una comunità di professori, intellettuali, persone che hanno letto e che hanno imparato i libri a memoria.
Custodi della memoria, di quanto hanno scritto per noi i grandi scrittori del passato e delle vite passate:
Questo libro ha dei pori, ha dei lineamenti. Può sostenere l'indagine di un microscopio: troverebbe la vita, sotto il vetrino, e in gran profusione. Più i pori sono numerosi, più consistente è la quantità di particolari vitali che possiamo affidare ad un centimetro di carta, più letterario sarà il risultato. E' la mia definizione, in ogni caso.
Particolari vitali. Particolari inediti. I grandi scrittori sfiorano la vita molto spesso, i mediocri si limitano a passarci sopra una mano veloce. I cattivi la stuprano e la lasciano alle mosche.Quindi ora vede perché i libri sono odiati e temuti? Perché mostrano i pori sulla faccia della vita.

La scheda del libro sul sito di Mondadori

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

03 agosto 2017

Reato di eccesso di umanità

Non hanno bucato il canotto ai migranti una volta accolti.
Non hanno sparato né aggredito gli scafisti.
La colpa imputata alla ONG tedesca Jugend Rettet è quella di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sulla base di dichiarazioni di altre ONG che operano nelle stesse zone, riferite ad operazioni di salvataggio avvenute nel 2016.
Ma il sequestro della nave Iuventa è avvenuto ieri, dopo che la ONG non ha firmato il codice di condotta.
Un caso forse.

L'obiettivo è scoraggiare le ONG a salvare gli immigrati (i taxi del mare), sperando che i trafficanti impietositi dalle morti non li trasportino più sui gommoni.
Può darsi che andrà a finire veramente così, sebbene non scommetterei molto sul buon cuore degli scafisti.
Sicuramente i flussi migratori dai paesi centro africani verso le coste libiche non si interromperanno: il codice di condotta e le fregate che manderemo a pattugliare le coste non interromperanno le carestie, la fame e la corruzione dei governi africani. E nemmeno il saccheggio delle risorse di questi paesi.

Come ai tempi del regime di Gheddafi, si spera che la Libia diventi un'enorme centro di detenzione per migranti (come in Turchia per i siriani).
Così la nostra coscienza di bravi occidentali, difensori dei valori cristiani, può rimanere immacolata.
Tra questi valori, dovrebbe esserci anche l'essere umani, la solidarietà.

02 agosto 2017

Bologna, 37 ani dopo quella bomba

Chi ha messo la valigia nella sala d'aspetto della stazione di Bologna quella mattina del 2 agosto 1980, facendo esplodere la bomba, voleva entrare nella storia.
Nella storia dell'infamia, perché quella bomba inizialmente scambiata per una caldaia, uccise 85 persone e causò 200 feriti.

Perché la storia del nostro paese, della nostra giovane democrazia, è stata costellata anche da queste infamie.
Banche che saltavano per aria, bombe sui treni, nelle stazioni, nelle piazze gremite di gente che intendeva partecipare alla vita politica.
O in uno spiazzo di campagna, come a Portella, colpiti da banditi, mafiosi, sicari.

Perché la storia del nostro paese, della nostra giovane democrazia, è stata costellata anche da queste infamie.
Banche che saltavano per aria, bombe sui treni, nelle stazioni, nelle piazze gremite di gente che intendeva partecipare alla vita politica.
O in uno spiazzo di campagna, come a Portella, colpiti da banditi, mafiosi, sicari.

La strage di Bologna, diversamente da altri episodi della strategia della tensione, ha avuto dei colpevoli riconosciuti tali anche dalla magistratura: tre giovani estremisti di destra appartenenti ai NAR, filiazione di altri gruppi criminali della galassia neofascista degli anni '70.
Valerio Fioravanti, Giovanna Mambro, dopo una doppia sentenza di appello sono stati riconosciuti colpevoli del delitto di strage, altri neofascisti che pure erano entrati nel processo, sono stati prosciolti.
Sono stati condannati, per un filone collegato alla strage, due ufficiali dei servizi, Musumeci e Belmonte, assieme al collaboratore del Sismi Francesco Pazienza e Licio Gelli.
Condannati per il reato di depistaggio, un despitaggio messo in atto per allontanare i magistrati dalla pista nera, tutta italiana. I depistaggi sono stati un altro tratto comune delle stragi.

Ad ogni anniversario della strage scoppiano le (solite) polemiche: le altre piste su presunti altri responsabili ("I segreti di Bologna" uscito l'anno scorso per Chiarelettere), i due terroristi condannati all'ergastolo che oggi sono già liberi (e che non pagheranno altro dazio per quelle morti). Ultima, la scelta (spero sofferta) della procura di Bologna di archiviare l'inchiesta sui mandati della strage: chi c'era dietro Fioravanti e gli altri neofascisti (tra questi tornano anche i nomi della terra di mezzo di Roma)?
L'inchiesta avrebbe puntato in altro: non si organizza un depistaggio da parte del Sismi, se non per proteggere un segreto compromettente.

«Se si sapessero come sono andate veramente le cose si innescherebbe un effetto a catena che a molti farebbe paura» afferma il presidente dell'associazione vittime, Paolo Bolognesi. 

E da queste considerazioni nasce la vera domanda: perché? Perché quella strage? Perché quelle morti?


Patrick Fogli, scrittore bolognese, nel suo bel libro "Il tempo infranto", aveva raccontato della strage, del contesto politico, di questo gruppo di potere (il cerchio più interno secondo la teoria di Guerzoni) che vede all'interno massoneria, politica, servizi, finanza dentro cui matura l'idea di un ultimo atto, che serva a creare paura e tensione nel paese.
Sia per spostare l'interesse delle persone dai nuovi equilibri in corso (la fine delle larghe intese, l'inizio dell'era repubblicana in America), sia per rinforzare il consenso degli stessi cittadini nei confronti dello stato. Stato che avrebbe dovuto difenderli.

Serve un atto, l'ultimo atto della stagione della strategia della tensione, l'ultimo colpo: utile anche per fare pulizia poi di tutti quei personaggi, semplici pedine di questo gioco del terrore, che nel nuovo corso politici sarebbero stati troppo ingombranti. Testimoni pericolosi da eliminare.
Un pezzo di un colloquio tra l'onorevole (un uomo che conosce le soluzioni) e un colonnello dei servizi:
L'onorevole resta in silenzio. Il pensiero arriva in un istante. Ogni volta che succede qualcosa, tutti quelli che lo devono sapere lo sanno.“Sa anche lei come vanno certe cose colonnello.”“Certo. E a questo punto bisogna prendere una decisione, a vari livelli. Possiamo fermarli prima che lo facciano, rendere impossibile che il fatto avvenga, cercare di ridurre l'impatto. O restare semplicemente a guardare, aspettando il dopo.”L'onorevole si alza. Riempie con cura il bicchiere di brandy. Lascia la bottiglia sul tavolo. Il passato che ritorna è un'onda che ti colpisce alle spalle e ti lascia sdraiato con la faccia nell'acqua, ad aspettare che la risacca faccia il suo corso.“Potrebbe essere l'occasione che aspettiamo” dice una voce nella sua testa. Una frase che non ha sentito pronunciare da nessuno dei suoi amici. Non da un politico, non da un industriale, non da un banchiere. Nemmeno Richard è arrivato a tanto. Nemmeno Stella [il capo dell'istituzione, loggia massonica P2] quando hanno affrontato l'argomento, due giorni fa.Nessuno fra tutti quegli uomini che da molto tempo fanno quadrato perchè ogni cosa resti esattamente come deve stare è riuscito a pronunciare un sì o la frase che ha appena attraversato i suoi pensieri.Eppure è esattamente quello che hanno in mente tutti. Oggi che quel tipo di strategia sembrava messa da parte. Non c'è più aria da colpo di Stato, la democrazia non è in discussione. Potrebbe essere l'occasione che aspettano, lo sa. Usarli ancora una volta e poi renderli innocui, per sempre.Dopo lo scandalo alla Genevieve [la banca di Sindona]. Dopo lo scandalo del petrolio e della Guardia di Finanza. Dopo lo scandalo dell'Istituto delle Casse e la caduta del governo. All'inizio della nascita di una nuova stagione politica e subito dopo il tentativo del partito comunista di rialzare la testa. Dopo un aereo sprofondato nel Tirreno che nasconde l'atto di guerra con cui, sul territorio italiani, di un paese alleato ha tentato di uccidere un capo di stato straniero, la guida di uno dei migliori partner commerciali dell'Italia.Polvere alla polvere, pensa. E polvere nella polvere.
Beve un altro sorso, Ancora con il bicchiere in mano fa la domanda che aspetta di fare da troppo tempo.“Quanto sarebbe pesante, Colonnello?”Il carabiniere tira il sigaro. Fissa il padrone di casa, una goccia di sudore che gli accarezza la tempia.“Non credo che lei possa immaginarselo.”

01 agosto 2017

Chi di golf ferisce

"Le proteste e l'opposizione della Lega fanno saltare il regalo da cento milioni al torneo di golf, il Ryder Golf Cup del 2022! Restano le vergogna delle liste dei furbetti non pubblicate e dei bonus e benefit confermati anche ai banchieri responsabili dei disastri. La Lega continua a combattere in Parlamento dalla parte dei risparmiatori, gli unici che pagano il prezzo per colpe non loro". 
Il segretario della Lega Matteo Salvini in un post del febbraio 2017

Salvini ce l'aveva con un emendamento del governo che stanziava 100ml per la Ryder Cup di golf.

Che direbbe oggi, sapendo che la regione Lombardia, la regione virtuosa, ha stanziato 500ml di euro per gli Open Golf a Monza?
Se ne è discusso ieri in consiglio regionale, in una seduta molto tesa dove è dovuta intervenire la Digos per allontanare dall'aula la consigliera del M5S Carcano.

Chi di golf ferisce ...


La missione e la trasparenza

Ci stiamo per lanciare in una missione militare dai contorni poco chiari, ufficialmente a supporto di un governo che non esiste (Serraj) e non ben vista dall'altra componente politico-miiltare (il generale Haftar).
Non potremo fare respingimenti, perché vietati e perché richieremmo una sanzione dall'Europa, la stessa che poi se ne frega se i paesi dell'est non accolgono le loro quote, se la Francia chiude le frontiere, se l'Austria minaccia di schierare i carri armati, se l'Austria innalza un muro ai confini...
Però, con una formulazione tipicamente all'italiana: i nostri militari risponderanno al fuoco se attaccati, una frase che ricorda il proclama di badogliana memoria

"Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza"

Ecco perché ci si torna ad occupare delle ONG che operano nel mare di fronte alla Libia, come MSF che non ha accettato il codice di comportamento del Viminale.
Avranno qualcosa da nascondere - la reazione della brava gente che MSF non ha accettato la regola della polizia a bordo e del divieto di trasbordo dei migranti.
MSF non accetta persone armate a bordo delle loro navi come anche Emergency non accetta militari nei loro ospedali, dove vengono curati tutti, a prescindere dalla religione o dal fronte di appartenenza.

E in quanto alla trasparenza, cosa c'è di trasparente in un paese in cui non sono trasparenti nemmeno i finanziatori ai partiti e alle fondazioni?
In una Europa che tollera la poca trasparenza delle multinazionali?

31 luglio 2017

Immaginarsi un mondo futuro - Fahrenheit 451


Incipit (potete scaricarlo qui)
Era una gioia appiccare il fuoco.Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla solida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l'uomo premette il bottone dell'accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo. Egli camminava dentro una folata di lucciole. Voleva soprattutto, come nell’antico scherzo, spingere un’altea su un bastone dentro la fornace, mentre i libri, sbatacchiando le ali di piccione, morivano sulla veranda e nel giardinetto della casa, salivano in vortici sfavillanti e svolazzavano via portati da un vento fatto nero dall’incendio.Montag ebbe il sorriso crudele di tutti gli uomini bruciacchiati e respinti dalla fiamma. 
Sapeva che quando fosse ritornato alla sede degli incendiari avrebbe potuto ammiccare a se stesso, specie di giullare negro, sporco di carbon fossile, davanti allo specchio. Poi, all’atto di coricarsi, si sarebbe sentito quel sorriso, una sorta di smorfia, ancora artigliato nei muscoli facciali, al buio. Non scompariva mai, quel sogghigno, non se n’era andato mai nemmeno una volta per quanto riandasse con la memoria al passato.

E' arrivato per me il momento di colmare una grave lacuna letteraria: Fahrenheit 451, di Ray Bradbury, uno dei romanzi distopici più famosi assieme a "1984" di George Orwell e "Il mondo nuovo" di Aldous Huxley.
Un romanzo dove l'autore, prendendo spunto dal mondo in cui viveva (ovvero l'America degli anni '50, dove la televisione prendeva il posto della radio e anche dei rapporti umani in famiglia, l'America del maccartismo..) cercava di immaginarsi come avrebbe potuto essere il futuro.
Come cambierebbe il mondo se pian piano i rapporti umani tra le persone venissero soppiantati da rapporti tra uomini e macchine?
E se all'improvviso smettessimo di leggere i libri, tanto c'è la televisione che ci dice le cose (o internet ..)?

Il mondo immaginato da Ray Bradbury è solo uno dei possibili mondi futuri (o presenti, se pensiamo che il libro è uscito negli anni '50).
E se i pompieri bruciassero le case invece di salvarle?
E se la gente passasse le giornate con le cuffiette alle orecchie o seguendo i programmi alla televisione (coi televisori a parete) dove potevano anche partecipare ai programmi, con le loro batture (insomma, Bradbury aveva già immaginato i reality)?
E se la gente smette di pensare, di immaginare, di creare, di vedere il mondo reale ....?

Qui la scheda del libro sul sito di Mondadori.

Non è merito del jobs act

Cresce l'occupazione (sulla nuova rilevazione mensile) ma è frutto della componente femminile e a crescere sono solo i contratti a termine.
Una mezza buona notizia: ma usarla per portare acqua al mulino del jobs act è sbagliato, poiché la riforma del lavoro doveva incentivare i contratti a tutele crescenti, non i precari.
Risultato: finiti gli incentivi, finito l'effetto boom dei contratti a tempo indeterminato.

Poi, possiamo anche andare avanti ad incensare il governo dei mille giorni che, anche se dimissionato, continua a dare buoni effetti.
Eccetto quando si parla di politica estera: allora no, come scrive Lavia, quando c'era Renzi l'Italia era più forte nella politica estera (infatti abbiamo ottenuto tanto aiuto dall'Europa nel 2016, vero?).

Il nero futuro

Ieri tra Repubblica e l'Espresso, veniva tracciato il futuro nero di questo paese.
Si comincia con Repubblica e l'intervista a Berlusconi di Carmelo Lopapa: il futuro federatore (non più candidabile presidente grazie al cielo) rassicura (o minaccia) "non mi faccio da parte proprio ora".
Da parte abbiamo messo la nostra memoria: gli anni con la crescita all'italiana, dei governi delle leggi vergogna e delle leggi ad personam. Dei condoni fiscali, dello smantellamento del servizio pubblico, delle minacce alla stampa critica e ai magistrati che osavano applicare il principio della legge uguale per tutti.

Ci siamo dimenticati la condanna per frode fiscale (con un pezzo di nero finito prescritto), delle società nei paradisi fiscali costruite dall'avvocato Mills (prescritto) e, infine, di quanto emerso dalla condanna per mafia di Dell'Utri. Quest'ultimo era il mediatore tra Berlusconi e la mafia, si proprio quella mafia che ad ogni 19 luglio (o 23 maggio) condanniamo.
“In virtù di tale patto i contraenti (Cosa nostra da una parte e Silvio Berlusconi dall’altra) e il mediatore contrattuale (Marcello Dell’Utri), legati tra loro da rapporti personali, hanno conseguito un risultato concreto e tangibile, costituito dalla garanzia della protezione personale dell’imprenditore mediante l’esborso di somme di denaro che quest’ultimo ha versato a Cosa nostra tramite Marcello Dell’Utri che, mediando i termini dell’accordo, ha consentito che l’associazione mafiosa rafforzasse e consolidasse il proprio potere sul territorio mediante l’ingresso nelle proprie casse di ingenti somme di denaro”.

Passiamo all'Espresso il cui ultimo numero era in buona parte dedicato ai nuovi fascisti: che gli eredi del fascismo, i nostalgici di un dittatore che ha mandato l'Italia alla rovina, partiti nati dallo stesso terreno politicodello stragismo degli anni '70, si considerino i difensori della patria è quasi paradossale.
Su l'Espresso un articolo di Biondani parlava delle impunità dell'estremismo nero, delle protezioni dei servizi, di come siano rimasti impuniti dai processi per le stragi di Bologna e Milano.
Basterebbe qualche libro di storia per ricordare cosa sia stato il fascismo: altro che difesa della patria, difesa degli italiani. 
Certo il fascismo ha fatto cose buone: 
"Ha fatto delle cose buone"! Ma dico, se neanche di Mussolini si può parlar male, ma che deve fare uno perché si possa parlarne male? Deve stuprare le capre in via Frattina? Che deve fare? Dice "Ha fatto delle cose buone", certamente: anche Adolf Hitler o Stalin, un ponte, una strada l'avranno fatta! Anche il Mostro di Firenze l'avrà detto "Buongiorno" a qualcuno qualche volta"
Benigni - una battuta dello spettacolo Tutto Benigni del 1995

E le BR? E i crimini del comunismo? E i soldi della Russia al PCI? ..
E il PD? E la Raggi a Roma? ...


Se questo è il futuro che ci aspetta, il ritorno del caimano grazie al lavoro dell'estrema destra, siamo proprio a posto.

29 luglio 2017

Stesso sangue – raccolta (Guccini e Macchiavelli, Lansdale, Nesbo, Fois)

Buon sangue non mente
Di padre in figlio
Tale padre tale figlio

Sono tanti i proverbi e i modi di dire che riguardano le relazioni di sangue tra padre e figlio o comunque all'interno dello stesso ambito familiare.
La famiglia, il luogo nel quale sentirsi più protetti: al sicuro nel guscio familiare, protetti dalle cattiverie e dalle bruttezze del mondo.
Ma non è così: sappiamo che spesso il male si nasconde proprio dentro questo mondo e il cattivo, l'uomo nero, è a volte il marito, il padre o una persona vicina a te.

In questa raccolta, che è uscita l'anno scorso per Einaudi, cinque autori si cimentano su questo tema nei loro quattro racconti: come in tutte le raccolte anche in questa troviamo racconti riusciti meglio e altri no.

Questo incanto non costa niente – Guccini Macchiavelli

Estate 1938, ci troviamo sull'appennino Tosco Emiliano a Bagni dell'Appennino, una località turistica dove trovare un cinema, alberghi, sale da ballo. Luogo di riposo ma anche di cura, per le sue acque che sgorgano dalle montagne.
Una località di lusso dove i rampolli delle famiglie “bene” bolognesi vengono a divertirsi.
Uno di questi, Romano Pareschi, viene trovato morto dopo un volo in fondo al burrone all'interno della sua auto, una fiammante Isotta Fraschini.
Un incidente.
O forse no, il padre, il federale di Bologna Adolfo Pareschi chiede che venga aperta un'indagine non ufficiale sul caso, perché il figlio è stato ucciso.
L'indagine è affidata al giovane maresciallo Benedetto Santovito, che arrivato in paese, prende contatto con gli amici di Romano.

Durante il viaggio Santovito guardò più volte l'immagine di Romano Pareschi che gli sorrideva dalla foto. In divisa da giovane fascista, alto e dall'aspetto sano e sportivo, come da disposizioni del gerarca, camerata Achille Starace.

No: non è stato un incidente, e Santovito scoprirà le cause e i responsabili.
E scoprirà anche i perché di quel delitto: una storia di soprusi, di razzismo (il manifesto della razza era lì da venire) e di olio di ricino

Andava di moda. I picchiatori fascisti ne facevano abbondante uso conviti che facesse cambiare idea ai sovversivi. Il risultato era: dolori al ventre da rotolarsi a terra e giorni di dissenteria violentissima. E un rinnovato odio contro i fascisti..

Ci eravamo chiesti, leggendo Macaronì, quale fosse il motivo per cui l'arma aveva mandato, per punizione, Santovito, uomo che veniva dal Cilento, uomo di mare e di sole, in quel paesino dell'appennino?
Alla fine del racconto scopriremo qualcosa di più, del maresciallo.
E vedremo la faccia disonesta, violenta, del regime. Dell'incanto del regime
Voglio vivere e goderl'aria del monteperché questo incantonon costa niente

Coco Butternut, di Joe Lansdale

Un caso all'apparenza semplice, quello che viene affidato all'agenzia investigativa di Brett e Hap e Leonard: pagare il riscatto per avere indietro il cadavere, mummificato, di un cane, Coco Butternut.
Cane che qualcuno ha dissotterrato dal cimitero gestito dal signor Farmer e che lui rivuole indietro, spendendo anche quei 100mila dollari di riscatto.

Fin qui, solo una delle tante strane storie capitate alla più strana coppia di cercaguai del Texas.
Ma poi la storia inizia a prendere una direzione un po' più che strana, pericolosa. Per quale motivo qualcuno dovrebbe pagare quella cifra per un cane morto?
Insospettitosi, Hap e Leonard ispezionano la bara e, sotto il cane, trovano il cadavere di una donna.
Arrivati a casa di Farmer, lo trovano morto, la testa sfondata da una mazza o qualcosa di simile.

E così, la squadra investigativa si mette in moto, tutta assieme, compresa Chance, la figlia di Hap
- Cavolo – intervenne Chance. - Una gita al cimitero per consegnare dei soldi e farsi dare il cadavere in cambio. Un omicidio. Un incendio doloso. Mio padre e mio zio che dicono le parolacce. Un appostamento. Sono stata per anni al riparo da tutto questo, ma la nuova vita mi piace molto di più.

Siero, di Joe Nesbo

La storia di un padre che non voleva fare il padre e di un figlio cresciuto senza padre, con la passione per il gioco, per la cocaina e in generale, per spendere male i suoi soldi. Con la convinzione che avrà comunque una seconda chance.
Li ritroviamo assieme in Africa, in Botswana, alle prese con un morso del cobra nero sul corpo di Stan, il padre.
Ken, il figlio, deve fare in fretta a trovare il siero.

Un racconto breve ma duro, che racconta della legge di natura dell'uccidere per non essere uccisi.
Come il cobra che uccide e mangia i piccoli cobra suoi figli.
Divoriamo i nostri padri o i nostri figli quando dobbiamo farlo, non per odio, ma per amore della vita. Eppure, crediamo che bruceremo all'inferno per questo. E forse bruceremo davvero. Ecco perché il cobra è moralmente superiore a noi quando sceglie di mangiare i suoi figli. Non si sente in colpa neanche per un attimo, perché il peccato non esiste, esiste solo una fortissima volontà di vivere.Capisci. L'unico che può salvarti sei tu, e ti salvi semplicemente facendo quello che devi fare per sopravvivere.

Ti ho fatto male, di Marcello Fois

Un commissario di polizia distrutto dal dolore per la morte della moglie, Laura.
Uccisa in modo brutale.
Un dolore che l'ha tenuto isolato da tutti, solo.
Un dolore che vede in sé stesso, osservandosi allo specchio.
Un dolore come gli ricorda quel passaggio del libro di Tolstoj, Guerra e pace, quando il perfido Dolochov incontra alla vigilia della battaglia di Borodino Pierre Bezuchov.
Dopo averlo dileggiato, tradito, ingannato, lo raggiunge e lo abbraccia:
«Ti ho fatto male, - gli sussurra, - ti ho fatto male, ma ora stiamo per morire ..»

La nebbia del dolore gli ha cancellato il ricordo. Il ricordo di Laura, il ricordo di cosa è stato.
Come quando da bambino, mentre era in treno coi genitori che litigavano, si era messo ad osservare la foresta di pioppi, allungati verso l'alto come le colonne di una chiesa. E osservando quegli alberi aveva provato quella sensazione di estraniamento, una senza di pace in quell'ordine verticale.

Chiunque avesse concepito lo spazio dove lui si trovava adesso era stato un bambino, solo nella navata principale della foresta. Come lui vi si era perso e aveva chiesto la grazia di ritrovare la via.
La scheda del libro sul sito di Einaudi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

28 luglio 2017

Qualcosa di sinistra

Prosegue la migrazione verso destra del governo Gentiloni.
Dopo i voucher, lo stop allo ius soli (col sospetto che sia stata tirata fuori per non approvarla), i decreti Minniti, tocca ora alla missione militare in Libia, il blocco navale delle nostre navi davanti le coste libiche.


Potrebbe non essere nemmeno necessario un voto in aula, visto che verrà cammuffata come estensione di una missione esistente.
Ho cercato su twitter #blocconavale e, sorpresa, sono venuti fuori i tweets di Alemanno, Salvini, della Lega e della nostra destra italica. Quella che prima gli italiani (specie se parenti di Bossi o amici di Alemanno).
Ecco, mi veniva in mente la scena di Aprile, di Nanni Moretti: "D'alema, di qualcosa di sinistra" ..

Ecco, il governo Gentiloni ha battuto nuovamente il colpo.
Non poteva farsi trovare impreparato dopo l'attivismo di Macron (il salvatore dell'Europa, ricordiamo quanto scrivano i nostri giornali).
Ovviamente qualcuno poi dovrà andare a vedere cosa si nasconde dietro la superficie dell'annuncio sulle navi da guerra: per esempio, come la mettiamo con le regole di ingaggio?
Cosa facciamo se, in Libia, dovesse succedere un episodio analogo a quanto avvenuto in India coi nostri due marò (diventati poi gli eroi della nostra destra)?

PS: altre notizie che magari sfuggono ad un lettore disattento.
Ieri il CSM ha nominato procuratore capo a Napoli Melillo, ex capo di gabinetto di Orlando. Ora con che faccia CSM e politici diranno che le toghe non possono fare politica?
La commissione industria al Senato ha approvato (coi voti del PD, di FI e degli alfaniani) un emendamento che metterà fine, il 30 giugno 2019, al mercato tutelato dell'energia. Un regalo alla lobby dell'energia.

Di seguito la relazione del presidente Mucchetti, PD, contrario a questa norma che, anziché concorrenza, rafforza i monopoli:
La Camera dei deputati, venendo meno al percorso condiviso, ha introdotto cinque modifiche. Un alto esponente della maggioranza le ha qualificate come poco rilevanti, sottintendendo con ciò che il Senato non avrebbe dovuto poi modificare ulteriormente il testo. Ma, se davvero si tratta di modifiche così poco rilevanti, il PRESIDENTE si chiede perché siano state introdotte, ritenendole invece in almeno due casi di grande rilievo.
Avendo dedicato buona parte della propria vita professionale alla politica della concorrenza, egli avverte il disagio di dover approvare un disegno di legge che è intitolato alla promozione della concorrenza ma che invece, accanto a norme positive, contiene anche norme a favore di interessi organizzati o di monopoli.
Passando al suo emendamento 1.18, ricorda che l’altro ramo del Parlamento ha soppresso, al comma 60, quella parte della norma con la quale il Senato chiariva che gli utenti del servizio di maggior tutela sono clienti dell’Acquirente Unico e non di coloro che, come ENEL, A2A, ACEA e altri ancora, forniscono all’Acquirente unico il servizio di vendita. Non a caso ENEL, A2A, ACEA e gli altri operatori hanno costituito società distinte per i clienti in libero mercato e per quelli dell’Acquirente Unico.

27 luglio 2017

La rivincita contro le fake news

Per un caso del destino, oggi, 27 luglio 2017 (giorno delle bombe della strategia eversiva della mafia a Milano e Roma del 1993), si concentrano tante notizie che smentiscono tutte le fake che ci siamo sorbiti.

Vi ricordate Macron l'europeista, il salvatore dell'Europa?
Prima ha chiuso i porti francesi alle ONG che salvano i migranti nel mare tra la Libia e l'Italia.
Poi ha preso (a sentire quanto dicono i giornali) la scelta di nazionalizzare i cantieri navali STX (proprio quelle misure che ieri Giavazzi, il liberale, condannava..)

La destra nazionalista e anti immigrati oggi dovrà starsene zitta (almeno per 5-10 minuti diciamo).
Vi ricordate la C-Star, la nave anti-ONG affittata da "Defend Europe"? Il comandante è stato arrestato a Cipro con l'accusa di traffico di essere umani.  
Insomma, sti razzisti lavoravano in regime di conflitto di interesse: prima li portano da noi e poi protestano...

Sempre in tema di razzisti vari e di gente che soffia sul fuoco dell'intolleranza: il controllore Trenord che aveva denunciato l'aggressione da parte di una persona di colore si era inventato tutto.

Dopo quell'aggressione era stato indetto uno sciopero, si era invocato l'esercito, i tornelli nelle stazioni più critiche. E le guardie giurate (un bel business).
Qui non si tratta di minimizzare dei rischi o il problema sicurezza.
Si tratta solo di evitare di alimentare un clima di odio e insicurezza.

Immagine presa dal sito nextquotidiano

Una cosa sola - la nascita della seconda repubblica

La novità vera, emersa dall'inchiesta della procura di Reggio, è l'aver messo nero su bianco la collaborazione tra cosa nostra e ndrangheta nelle stragi e negli attentati (in partcilare contro i carabinieri) nel 1993-94.
Gli anni del passaggio tra prima e seconda repubblica.
Gli anni in cui la mafia, dopo la sentenza del maxi in Cassazione, cerca nuovi referenti.
Gli in cui cui gli ex gladiatori della VII divisione sismi rivendicano la loro pensione senza dover rispondere delle loro azioni (dopo che Andreotti ne aveva rivelato l'esistenza).
Gli anni in cui si dovevano convincere gli italiani che questi partiti erano inadeguati, che tutto si doveva cambiare per non cambiare niente, istillando nelle persone dosi di paura (le bombe, gli scandali) e speranza.
Gli anni in cui anche la massoneria cerca un posto a tavola, per la ricerca di nuovi equilibri politici. Le leghe meridionali al sud con la pacificazione della mafia (come si auspicava l'ideologo Miglio), in risposta alla Lega di Bossi al nord.

Equilibri che sono arrivati con la discesa in campo del cavaliere, la nascita di Forza Italia, con la fine delle bombe, l'arresto dei Graviano.
Per chi volesse un approfondimento, è uscito per Chiarelettere un bel libro di Stefania Limiti "La strategia dell'inganno"
Per arrivare poi a tempi più recenti: le bombe del 1992-1993 a quale vero obiettivo erano destinate? Erano l'attacco della mafia allo Stato dopo il maxiprocesso (e il tradimento della politica) oppure servivano anche ad altro? Magari per ricucire quell'accordo tra stato e antistato che il crollo del Muro di Berlino (e la fine della guerra fredda e dell'anticomunismo, di cui la mafia era alfiere al sud) aveva interrotto?Oltre alla mafia, le cui responsabilità sono ormai abbastanza chiare dal punto di vista militare, quali altre entità sono state coinvolte in questa stagione di terrorismo e di grande confusione?Sappiamo che dietro quegli attentati erano presenti anche le altre organizzazioni della criminalità organizzata, come la ndrangheta.E anche altre organizzazioni (le onnipresenti logge massoniche che al sud si sono dimostrate permeabili alle mafie, l'eversione nera, uomini dei servizi che ufficialmente non esistevano, ..) che hanno suggerito obiettivi, strategie, perfino aiutato gli stragisti.
Se non di sola mafia stiamo parlando, che significato assumono allora le bombe, i delitti politici, la trattativa (o le trattative) stato mafia?Perché quegli attentati, così eclatanti, così impressionanti (l'attentatuni a Capaci contro Falcone e la sua scorta, quando bastava ucciderlo mentre girava a Roma)?E come mai, all'improvviso, quelle bombe hanno smesso di scoppiare? L'ultimo attentato di cui parlano i pentiti era pianificato a gennaio 1994, allo stadio Olimpico e doveva colpire il pullman dei carabinieri in servizio. La bomba non esplose, il radiocomando non funzionò e a Spatuzza non fu chiesto di riprovarci.
Poi i suoi capi, i fratelli Graviano furono arrestati. E nel 1994 il paese attraversò definitivamente il guado per approdare alla seconda repubblica, guidato dall'uomo nuovo, l'imprenditore delle TV, Silvio Berlusconi a capo del partito azienda costruito attorno al manager di Publitalia Marcello Dell'Utri.
In pochi mesi eravamo passati dal caos alla nuova stagione del milione di posti di lavoro, con la scomparsa dei vecchi partiti e con la sinistra che ancora una volta perdeva l'appuntamento con le urne (e l'ingresso al governo).

PS: me ne ero colpevolmente dimenticato. Ma oggi, proprio qui a Milano, abbiamo l'obbligo di ricordarci di quanto avvenuto 24 anni fa.
Era il 27 luglio 1993, quando al PAC in via Palestro scoppiò la bomba che uccise un vigile, tre vigili del fuoco e un immigrato.
Nella stessa notte a Roma, esplosero due altre bombe (qui la cronologia degli attentati e delle bombe): la prima in San Giovanni al Laterano, la seconda, mentre le forze dell'ordine si dirigono nella zona, in San Giorgio al Velabro.

Quella notte Palazzo Chigi resta isolato a causa di un black-out telematico: il presidente del Consiglio Ciampi è costretto ad usare il suo cellulare privato.
Nel suo discorso per la commemorazione della strage alla stazione di Bologna (a cui non doveva partecipare), Ciampi pronuncia un discorso nel quale fa espliciti riferimenti alla Loggia P2.