19 aprile 2018

Sara al tramonto, Maurizio De Giovanni



Incipit
La donna invisibile sedeva sulla penultima panchina, la seconda a uscire dal pomeriggio e a entrare la sera.Alla sua sinistra aveva preso posto una coppia di ragazzi, impazienti di pomiciare in libertà. Aspettavano che l'ombra diventasse più fitta e che i bambini smettessero di giocare e rientrassero nelle loro stupide casa, lasciando il campo a chi aveva faccende più serie da sbrigare.

Benvenuta Sara, la nuova protagonista dei romanzi di Maurizio De Giovanni, che passa a pieni voti questa prova dell'esordio: convincente nella sua particolarità, nel suo essere sfuggente e allo stesso tempo magnetico, convincente la trama e il mistero in cui ci si trova invischiati.
In questo romanzo lo scrittore napoletano che ci ha accompagnati a spasso per la sua Napoli delle contraddizioni, dei palazzi dove vive la povera gente e delle ville dove vive la ricca borghesia elitaria, che vive di relazioni e amicizie, ha fatto una scelta drastica: mettere in secondo piano la città e i suoi luoghi caratteristici per puntare il faro sulla protagonista.
Sara. La donna invisibile.

È lei la luce che illumina la scena, dall'inizio alla fine: una donna che non esiste, abituata a mimetizzarsi nell'ambiente, consapevole di quanto sia facile oggi non farsi notare, con un abbigliamento poco appariscente, con lo sguardo basso.
In senso stretto la donna non poteva essere definita invisibile. Se qualcuno si fosse concentrato, se avesse scrutato con insistenza proprio dalla sua parte, forse l’avrebbe notata. Ma la concentrazione in quella città era tanto rara da poter affermare che sì, la donna invisibile era davvero invisibile. Minuta, i capelli grigi che sfioravano le spalle pettinati in maniera anonima, le scarpe basse, il vestito scuro, una giacca leggera, una borsa morbida in grembo, sedeva sul bordo della panchina, coprendo le ultime lettere di una scrittura in vernice che comunque sarebbe stata incomprensibile. La testa era protesa in avanti, verso il vuoto. Non guardare nessuno, e nessuno ti guarderà.”

Ex poliziotta appartenente ad una sezione speciale dei servizi (di cui era “risorsa preziosa”), attiva dagli anni della lotta al terrorismo, un'unità che nemmeno esiste ufficialmente, custode dei segreti dello Stato, nella quale ha potuto mettere all'opera la sua capacità di decifrare i segni delle persone, interpretare il labiale, i dialoghi catturati a distanza.

«Qual era il tuo lavoro, di preciso?»La donna ci pensò su prima di rispondere:«Accontentati di quello che ti posso raccontare. Ero in polizia, come sai. Ma non in strada, non mi occupavo di delinquenza comune. Ero … un'amministrativa, in un certo senso. Stavo in ufficio, insieme ai miei colleghi. Noi interpretavamo, cercavamo di decifrare i segni».La ragazza corrugò la fronte, sforzandosi di comprendere:«Che cosa significa “decifrare i segni”?» 

Vaticano” ti ripeto. Stammi a sentire, maledizione. Ha detto “Vaticano”, non “andiamo”. La trascrizione è sbagliata e cambia il senso! Il movimento delle labbra è diverso, vedi?

Un dono, ma anche una maledizione a volte.
Una maledizione come anche sopravvivere all'amore di una vita, di quelli per cui sei disposta ad abbandonare tutto della tua vita, perfino un marito ed un figlio. Un amore scoppiato a prima vista, quello tra Sara e il suo responsabile dentro questa unità segreta, i cui ricordi affiorano a brandelli, per dare un filo di luce ad una esistenza solitaria, passata ai margini del mondo, cercando di sfuggire ai fantasmi della notte.
Che ne sai, dottore, dei fantasmi? Li riconosci, li hai mai visti arrivare di soppiatto, appena ti addormenti, a rinfacciarti il respiro? O a sollevarsi dalla terra dove giacciono per venire a rimproverarti gli anni felici della tua vita?

Ma la vita, o il destino, hanno deciso per Sara, questo il nome della donna invisibile, di darle una seconda possibilità.
Che arriva prima con la scoperta della maternità della compagna del figlio, Giorgio, morto da poco in un incidente. Si chiama Viola, questa ragazza, giovane ed ostinata, che si avvicina a questa donna che fa di tutto per nascondersi, per non farsi vedere, per conoscere qualcosa del padre di quell'essere che porta in grembo e che forse non è ancora pronta a far nascere.
Amore mio, se potessi rivelarti quanto è duro in realtà il mio mestiere .. Io e te stiamo gomito a gomito, ma tu scorgi solo la punta dell'iceberg. Di sotto, nel mio schedario, ci sono segreti che sconvolgerebbero l'idea di Stato e di quello che ci circonda..

Ma non è solo Viola a dare una scossa alla sua vita: da un lavoro come quello che ha svolto per i servizi non ci si libera mai, anche ora che ufficialmente Sara è in pensione.
Teresa Pandolfi, una vecchia collega, la avvicina per affidarle un incarico non ufficiale: dovrebbe indagare in modo discreto sulla confidenza che un ispettore di polizia ha fatto (e che è arrivate alle orecchie giuste), circa la salute di una bambina, Bea, figlia di una ragazza condannata per l'omicidio del padre, un finanziere molto famoso, Andrea Molfino.
Un delitto che l'ispettore Davide Pardo ha concluso in fretta: Dalinda, la figlia di Molfino, trovata accanto al cadavere, sporca di sangue, che non ricordava nulla e che aveva ammesso l'omicidio. Ma che ora in carcere teme per la salute della sua bambina, finita in custodia agli zii.

Perché questo scrupoli, perché questo incarico?
«Capita che degli innocenti finiscano in galera, o che un colpevole la faccia franca. Danni collaterali, certo. E noi dobbiamo rimanere concentrati su un altro, seguendo le nostre priorità. Ma queste conseguenze secondarie alla lunga diventano insopportabili e qualcuno chiede di affrontarle in modo non convenzionale. Per agire in questo senso, però, serve gente in gamba. Anonima. Intelligente. Esperta.»«Sacrificabile» aggiunse Sara sottovoce.

Ecco, Sara è una persona sacrificabile che saprà fare le scelte giuste quando e se scoprirà se questa bambina è veramente in pericolo.
Sara, l'anonima Sara, la camaleontica Sara, capace di apparire dal nulla, di sfuggire all'occhio delle persone, capace di ascoltare e comprendere una discussione a metri di distanza (quanto rivela di noi il nostro corpo!), si troverà nuovamente in azione, assieme proprio all'ispettore Pardo (e al suo enorme cane, Boris) e alla nuora, Viola.
Una squadra investigativa molto poco affiatata, forse.
La freddezza di Sara, la goffaggine (e anche un po' di pregiudizi) di Davide, il pancione di Viola.
Ma anche l'esperienza di Sara, la sua capacità di comprendere se una persona mente o dice la verità dall'analisi dei gesti.
Il fiuto e il mestiere dell'ispettore Pardo, che magari sarà anche maschilista, ma sa come si fanno le domande alle persone.
Infine Viola, che trova in questa indagine uno slancio per affrontare al meglio la nascita dell'Alien che si porta dentro (e anche la pesantezza di una madre snob e assillante).

Un'indagine al contrario, perché non partirà dal cercare i fatti, ma dal capire se i fatti noti sono veri:

«I fatti questa volta li abbiamo e per certi versi tutto quadra. Quello che non torna è nelle parole e negli atteggiamenti, proprio i segni che io sono addestrata a interpretare. Perciò devo incontrarli uno a uno, devo sentirli parlare, meglio ancora se li vedo interagire, i protagonisti di questa faccenda. Lei mi dovrà accompagnare in un giro turistico, ispettore. Faccia per faccia, espressione per espressione.»

Un'indagine che sarà un viaggio per i tre protagonisti della storia: un viaggio dentro questa famiglia, i Molfino, di cui dominus era una volta il morto, finanziare con pochi scrupoli e tanti nemici.
Dentro il mondo della finanza e forse anche dentro la famiglia.
Un viaggio dentro la Napoli della ricca borghesia, che è un po' una casta chiusa governata dai soldi e dove chi a chi sta fuori non è concesso entrare e accedere ai suoi segreti, alle sue relazioni.
Ma è anche un viaggio per conoscersi e scoprirsi, per Sara, Davide e Viola.
Che metterà a frutto le sue doti di fotografa, il suo occhio per le immagini.

Sara al tramonto era diversa.Sara al tramonto aveva nel cuore una porta aperta in cima ad una scala a chiocciola, e quella porta era la sua debolezza.

Dimenticatevi Napoli, la Napoli dei bassi, delle ville dei signori sul Vomero: se non per un accenno ad una statuetta della Sirena Partenope, nemmeno si capirebbe che la storia di svolge qui.
Questa volta De Giovanni ha voluto stupirci con un romanzo dove i sentimenti sono portati quasi all'estremo, da un eccesso all'altro.
Sara che nasconde la sua bellezza, celandola al mondo.
Sara e il suo amore assoluto per Massimiliano, l'uomo della sua vita.
Sara che forse ora avrà la sua seconda possibilità di redimersi, per non essere stata una vera madre. Vincere la rassegnazione e salire quella scala a chiocciola.
Ma c'è anche spazio per tutto l'arcobaleno dei sentimenti che già conosciamo dagli altri romanzi dello scrittore napoletano: non solo l'amore, ma anche l'odio, il rancore, la vendetta.
Dentro questo magma s dovranno cercare le cause dell'assassinio, perché, come racconta il commissario Ricciardi, si uccide per fame e per amore.

“Sara al tramonto” è un romanzo prepotentemente femminile, femminile per quella forza che porta dentro: la forza della speranza, la forza che spinge le persone a dover fare i conti col proprio passato, per poter guardare in faccia il futuro.
Benvenuta Sara, è stato un piacere averti conosciuto, spero di rincontrarti!!

La scheda del libro sul sito dell'editore Rizzoli
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Che idea di giustizia abbiamo (per il governo che verrà)?

L'ultimo libro di Riccardo Iacona parla di (in)giustizia: uno dei cardini della nostra democrazia declinato secondo le tante formule ricorrenti, quello della "legge uguale per tutti", della dea bendata perché la giustizia non guarda in faccia al censo o al potere.
Ma la parola giustizia, in questi anni, ha assunto anche altri significati: lo scontro sulla giustizia tra Berlusconi e i suoi ministri e le procure che si permettevano di processarlo (in particolare i ribelli di Milano).
Le riforme sulla giustizia varate in questi anni, con lo scopo di facciata di essere garantiste, di snellire i processi, di efficientare la macchina (da notare i termini manageriali).
Ma dietro questo, emergeva il tentativo di inquadrare l'operatività delle procure secondo i desiderata dell'esecutivo: un occhio di riguardo nei confronti dei reati dei colletti bianchi, specie alcuni (le immunità richieste da Berlusconi), azioni di responsabilità contro i magistrati che sbagliano da usare come armi di minaccia, la gerarchizzazione degli uffici per bloccare magistrati troppo zelanti.

Non è successo troppi anni fa.
Erano gli anni delle leggi ad personam, che l'attuale presidente del Senato conosce bene.
Anche perché è stata tra i deputati del PDL ad aver marciato contro il Tribunale di Milano reo di aver condannato il loro caro leader nel 2013.
La Casellati è stata premiata (anche coi voti del PD) con un posto al CSM, l'autogoverno che dovrebbe gestire carriere e posti dentro la magistratura.
O anche aprire azioni disciplinare contro i magistrati che commettono errori, illeciti, che ostacolano il funzionamento della giustizia stessa.

Chissà se il concetto di giustizia di cui parla Iacona (sul racconto del procuratore aggiunto Alfredo Robledo) è lo stesso della Casellati o di Salvini, quando parla di riforma della giustizia ..
Nei punti proposti dal reggente Martina non si parla di giustizia, ma si tocca il punto della povertà. 
Ovvero dare voce ai diritti delle persone senza santi in paradiso, senza amici potenti, magari senza la tessera giusta in tasca.
I familiari delle vittime di amianto ad Ivrea, che hanno visto i loro cari morire ma nessuno ne ha colpa.
I riders di Foodora che sono considerati lavoratori autonomi ma con turni ben prestabiliti.

Del saggio di Iacona ne parla l'ex magistrato Antonio Exposito oggi sul Fatto Quotidiano soffermandosi sulla correntizzazione dentro il CSM che ne minerebbero l'indipendenza:

L’autore racconta lo scontro richiamando documenti inediti tra i quali i provvedimenti con i quali l’A.G. di Brescia (Procura e Gip) – pur archiviando le accuse contro Bruti Liberati (seppur con motivazioni non sempre molto convincenti) – censurano duramente le iniziative dello stesso (sicuramente suscettibili di accertamenti disciplinari che non saranno mai espletati). Significativo è il decreto di archiviazione del Gip ove – in relazione alla circostanza che Bruti Liberati aveva “dimenticato” in cassaforte il fascicolo dell’inchiesta sulla vicenda Sea Gamberale e non lo aveva passato per tempo a Robledo affinché potesse subito indagare – si legge che tale dimenticanza “ha fatto sì che Gamberale partecipasse indisturbato alla gara, quale unico concorrente, aggiudicandosela con un euro solo in più. Tale evento rappresenta certamente un vantaggio patrimoniale per la società di Gamberale e allo stesso tempo un danno per il Comune di Milano”. E così, ancora, il Tribunale di Brescia archivia la posizione di Bruti Liberati in relazione alle indagini sulla falsità delle firme dei candidati di FI anche se “alcune remore del Procuratore appaiono caratterizzate da valutazioni di natura squisitamente politica”. Il libro ricorda anche il provvedimento con il quale Bruti Liberati riserva a se stesso il coordinamento di tutte le indagini “Expo” esautorando l’aggiunto Robledo dalle relative indagini, provvedimento duramente censurato dal Procuratore Generale che accusa Bruti Liberati di aver “bypassato ingiustificatamente il sistema dei criteri obiettivi e automatici di assegnazione dei procedimenti all’interno di ciascun dipartimento con indubbio vulnus alla trasparenza”. E quando Robledo si rivolge al Csm – l’organo più politicizzato di tutti – non può immaginare che la vicenda si sarebbe conclusa con la sua sconfitta, con “esito per lui infausto”; non avrebbe mai immaginato che sulla vicenda vi sarebbe stato un irrituale, intervento del capo dello Stato (“Re Giorgio”) – che non sarebbe mai dovuto intervenire su un caso specifico, sul conflitto tra un Procuratore capo e un Procuratore aggiunto – il quale, con il suo “monito”, il suo “diktat” – cui obbediscono i silenti consiglieri – fa pendere la bilancia in favore di Bruti Liberati che uscirà indenne dalla vicenda. Ed è a questo punto che l’autore affronta la questione, anche con inedite interviste a vari magistrati, del “sistema delle correnti”, ritenute dal giudice Andrea Mirenda “associazioni di diritto privato che si sono impadronite di un organo di rilevanza costituzionale come il Csm distribuendo incarichi e trasformandolo in un mezzo di asservimento dei magistrati… Il Csm non è più l’organo di autotutela, non è più garanzia dell’indipendenza, ma è diventato una minaccia, perché non vi siedono soggetti distaccati ma faziosi che promuovono i sodali e abbattono i nemici”. Per comprendere a quale punto di non ritorno sia giunta la degenerazione correntizia basterà rifarsi alla frase rivolta a Robledo da Bruti Liberati – mai dallo stesso smentita e ritenuta una “battuta di spirito” – “ricordati che al Plenum sei stato nominato aggiunto per un solo voto di scarto, un voto di Magistratura democratica. Avrei potuto dire a uno dei miei colleghi al consiglio che Robledo mi rompeva i c. e di andare a fare la pipì al momento del voto, così sarebbe stata nominata la Gatto che poi avremmo sbattuto all’esecuzione”. A quando, allora, lo scioglimento delle correnti?

18 aprile 2018

Come si cambia, per non morire (specie se si sente area di governo)

Come si cambia, per non morire ...

Cantava così Fiorella Mannoia anni fa, e la canzone pare scritta oggi se si pensa ai nuovi candidati a guidare il paese.
Da Salvini che fa sempre impressione a vederlo in giacca.
Dal PD che è passato dal senza di me a possibilista verso un governo istituzionale.
Fino al M5S che, ha scoperto ieri Il foglio, ha cambiato alcuni aspetti del suo programma, specie in politica internazionale, man mano che ci si avvicinava alle elezioni e l'odore di governo si approssimava..
Certo, il programma su cui hanno votato gli elettori quello rimane, sebbene ora dovranno accettare qualche cambiamento nel caso in cui dovessero stringere un accordo o firmare quel contratto di governo (con uno dei due forni).
Ma non è una novità in generale: il PD dal 2013 al 2018 è passato dal difendere la Costituzione più bella del mondo, allo stravolgerla.
Dallo smacchiare il giaguaro all'attuare le sue riforme su scuola, lavoro, giustizia.

Non mi sembra di ricordare scoop de Il foglio in tal senso, forse anche perché questo giornale è di area politica di centrodestra.

17 aprile 2018

A 40 giorni dalle elezioni

Cosa ci aspetta ora?
L'incarico esplorativo alla Casellati?
Un governo del Presidente con dentro tutti (e con grande smacco per Salvini e Di Maio)?
Un governo del centrodestra (leader Salvini manovrato da Silvio come abbiamo visto al Quirinale)?

Gilioli da qualche chance anche a nuove elezioni.
Che ci farebbero perdere altro tempo prezioso per un governo o quanto meno perché si inizi ad affrontare qualche problema.

Perché altrimenti si rischia di fare la fine dei reperti dell'incidente Trenord a Pioltello: a furia di rimanere sotto l'acqua si stanno arrugginendo e ora dovremo spendere altri soldi per la loro custodia.
Si fa in fretta ad invocare Macron e il macronismo: ma mica possiamo anche noi dichiare guerra alla Siria per nascondere le magagne interne..

PS: dicono gli account twitter dell'area #senzadime che hanno votato PD per mandarlo all'opposizione e non al governo con Di Maio. E per un governo con la Casellati (con le tre proposte di Martina)?  

Di solfiti, autostrade e latte in polvere – le inchieste di Report

I signori delle autostrade, hanno un fatturato da 7 miliardi l'anno e ogni anno ottengono aumenti; cosa si trova dentro il latte in polvere e infine i solfiti.

Cosa sono, dove si trovano e quanti ne possiamo ingerire in sicurezza?
Sono conservanti messi nei cibi per evitare la proliferazione di muffe, la dose sarebbe 0,7mg per kg corporeo, dice l'OMS, ma non c'è obbligo di indicarli nelle etichette, dunque?
I solfiti sono indicati con sigle come E221 sulle etichette: se presi in eccesso possono causare un mal di testa fino ad una intossicazione.
Sono presenti per esempio nei vini, anche se ci sono viticoltori che non lo usano: all'università di Pisa hanno studiato un metodo di produzione senza solfiti, cominciando proprio dal bianco.
Anche la frutta essiccata si tratta coi solfiti: alla Noberasco stanno lavorando per prodotti senza conservanti.

Vino, frutta secca e poi il pesce surgelato, i gamberetti, i wurstel, verdure sott'olio: sono questi i principali prodotti che contengono questi conservanti.
Nei crostacei si concentrano sulla superficie, dunque si deve stare attenti quando li si cucinano nelle zuppe e nei sughi.
Anche nelle carne si trovano tracce di solfiti, sebbene non dovrebbero esserci tracce, per legge.

A maggio saranno introdotte sanzioni per chi non pubblica sulle etichette gli allergeni: questo perché sono ancora sconosciuti gli effetti sul nostro organismo.
EFSA da delle indicazioni per delle fasce di età: i più giovani sarebbero quelli più a rischio.


Negli ospedali italiani spesso, di fronte ad un problema, si ricorre al latte artificiale, nelle cartelle di dimissione delle mamme si infilano le indicazioni del latte artificiale da prendere, con la marca.
Dal 2009 tutti i ministri si sono dimenticati di inserire le sanzioni per chi pubblicizza il latte in polvere negli ospedali: perfino la Lorenzin, che punta sulla cultura dell'allattamento al seno e non sulle multe..

Il latte artificiale è una risorsa irrinunciabile, ma può contenere anche sostanze che non dovrebbero essere presenti, come l'olio di palma.
Per non parlare dei convegni per pediatri sponsorizzati dai marchi del latte in polvere.

Luca Chianca ha attraversato l'Italia per raccontare lo stato delle nostre autostrade: cominciando dalla A22, quella del Brennero, in mano agli amministratori locali.
Il presidente Olivieri è del PD, il direttore generale è legato al partito dell'autonomia: tutti i dirigenti sembrano legati ai partiti.
I partiti la usano come cassaforte per i territori, per attirare i voti: quando la concessione nel 2014 è arrivata a scadenza, l'autostrada ha incassato 1 miliardo.
È costata 243 miliardi, in debito: i costruttori si sono rifatti in abbondanza coi pedaggi.
I soldi accantonati, 650 ml, dovevano essere usati per la ferrovia, invece sono stati usati per fare pressione sul governo per avere una estensione della concessione ricattando lo Stato.

La concessione è stata estesa per 30 anni, la società su quei fondi accantonati non ha pagato tasse: il baratto è stato ottenuto grazie ad un accordo tra amministrazioni locali e governo PD, in un giro che aveva dentro le elezioni del marzo.

Anche la A4, gestita dall'ex sindaco Tosi, è in mano a politici che provengono dalle amministrazioni del Veneto.
Quando sono arrivati in rosso coi conti, i comuni hanno dovuto ricapitalizzare di tasca loro.
Il giornalista ha raccontato la storia dei dipendenti della Serenissima costruzioni, licenziati (con due sentenze favorevoli a loro): Tosi non ha accettato all'inizio di rispondere alle domande, per poi sbottare “lei è un bugiardo”.
Tosi fino al 2015 non ha visto sprechi e altre spese strane (come quelle a società albanesi), finché non è arrivata Abertis che ha venduto Serenissima costruzioni per 1 euro.

La procura sta indagando i manager per bancarotta, mentre Tosi (che era presidente della Brescia Padova) non è indagato.

La Serenissima aveva in pancia lavori importanti, come la Pedemontana: l'ex presidente Galan aveva dichiarato lo stato di emergenza per completare i lavori e ora la patata bollente è passata in mano a Zaia.
Che deve fare i conti con un territorio che è una groviera: per completare la Pedemontana sono stati espropriati terreni di contadini, come i boschi del signor Piccolotto, le cui proprietà sono state divise in due dalla strada.

Il commissario della Pedemontana era Vernizzi che era anche assessore alle infrastrutture: dopo 7 anni è stato fatto solo il 30% dei lavori, senza lenire l'emergenza traffico dichiarata da Galan.

Non solo: la galleria di Castel Gomberto, che attraversa la valle dell'Agno, è crollata nel settembre scorso e la Procura ha messo sotto sequestro l'intera area.
Dopo un'estate con siccità, alle prime piogge è crollato tutto e il terreno della galleria si è come liquefatto.
Nessuno ha preveduto quello che poteva succedere perché la valutazioni di impatto ambientale erano insufficienti (a proposito dei politici che oggi propongono mano libera ai costruttori ..).
La Corte dei Conti ha presentato una dura relazione sull'opera, criticando proprio la mancata valutazione di impatto ambientale, sia per il progetto definitivo che in quello esecutivo.
Come è possibile?
L'Ex commissario di Pedemontana Vernizzi ha spiegato che l'istruttore della Corte dei Conti non ha letto l'ordinanza di nomine, i ragguagli del comitato tecnico, perché in questi atti ci sono (le valutazioni ..).
Ma la Corte dei conti è di diverso avviso.
Durante i lavori è pure spuntata fuori una discarica abusiva: il tecnico dell'ARPAV parla di rifiuti industriali, oli, batterie, rifiuti ospedalieri, i pilastri sono in mezzo all'immondizia..

Francesco Basso è un ex ispettore dell'ARPAV: ha mostrato i rifiuti industriali e degli ospedali, dopo la denuncia della consigliera Perenzoni, che aveva visto affiorare questi scarti emergere dai lavori della trivella.
Sotto l'autostrada c'è una montagna di rifiuti: quando piove poi gli scarti, anche quelli dei metalli, percolano nella falda e finiscono nell'acqua..

Marco Corsini è il nuovo commissario della Pedemontana: è convinto che l'opera finirà in tempo, ma il completamento dei lavori peserà sullo Stato per il 40% dell'opera (che doveva essere finanziata in project financing).
Il progetto non è sostenibile, dicono gli studi di Cassa depositi e prestiti, ma siccome i lavori sono cominciati, non si possono interrompere.
E allora la regione cambia i piani economici per rendere economica tutta l'operazione: è stato fatto un lavoro di previsione fatto da una piccola società di San Donà del Piave, per un lavoro certificato da un professore dell'università di Padova, amico di questa società …

In Area Engineering lavora la figlia di un dirigente regionale che per anni ha seguito i lavori di quest'opera: risultato? L'autostrada ha vinto una nuova concessione, la società dovrà rifarsi con le concessioni, ma i costi ricadranno sui contribuenti per i prossimi anni.
Tutto bello, ma solo se le stime sul traffico saranno verificate: l'opera che doveva costare 2 miliardi finirà per costarne 13,

I numeri uno delle autostrade: Gavio e Benetton

Su 25 concessioni, la metà sono in mano a Gavio e Benetton.
Luca Chianca ha voluto vedere come funzionano le autostrade di Gavio con la neve: quella Padana A21, ai tempi della neve e del gelo è stata chiusa.
LA rete del nordovest è in mano al gruppo Gavio, che ogni anno fa ricavi per 1 miliardi: nel 2017 è scaduta la concessione del tratto Torino Ivrea, ma prima che si faccia una gara, continuerà a guadagnare centinaia di milioni.

Sulla A33 c'è un ponte sospeso, sulle Langhe: doveva essere finito nel 2011; l'autostrada non è terminata ma si paga 1 euro al km per pedaggio, per una autostrada che non c'è.
Un costo o una tassa per i trasportatori: più tempo perso, più gasolio, per un valore di 100ml anno.

Costi che lievitano, anno dopo anno, il governo che concede proroghe, l'Europa che deve pronunciarsi.
Ai Gavio resistono i pipistrelli e il sindaco di Berceto: sta combattendo una battaglia contro il gruppo, è l'unico azionista pubblico di minoranza, con 12mila euro di azioni raccoglie un ottimo dividendo. Ma lo Stato vorrebbe costringerlo a venderle quelle azioni: una volta i lavori di gestione delle autostrade erano fatte da aziende locali, mentre oggi sono svolti da Itinera, altra società del gruppo.
Oggi i Gavio hanno un enorme potere che usano anche per ricattare lo stato, usando i suoi dipendenti contro le modifiche al codice degli appalti.
Così, nella legge di stabilità, un emendamento PD ha alzato la quota di lavori in house in mano ai concessionari, che così sono in grado di fare tutto da soli. Anche condizionare la politica.

Benetton significa Autostrade per l'Italia: ha preso questa società nel 1999, premier D'Alema.
Un progetto importante dei Benetton è la Gronda a Genova: il progetto prevede un viadotto sopra Genova e delle gallerie in colline che contengono smeriglio.
L'analisi costi benefici è stata fatta dalla stessa società, una analisi indipendente del politecnico fa sorgere dei dubbi sul farla così grande, spiega Ponti.
Anche loro hanno incassato una proroga di 4 anni per la concessione: si parla di 23 miliardi di ricavi in più, di fronte a spese per investimenti per 5 miliardi.

Le autostrade più care sono quelle di Aosta (A5): qui si incontrano guardrail bassi, asfalto che non tiene bene il ghiaccio. Per pagare 11 euro per pochi km, a seconda se si esce ad Aosta est o ovest.

Ad inizio anno i costi dei pedaggi sono aumentati del 50%: hanno pure rilanciato, chiedendo un aumento del 82%, facendo ricorso al TAR.

Perché è stato permesso a queste società private di diventare dei monopoli, in grado di condizionare la politica?

Carlo Toto è un ex capitano coraggioso, oggi a capo della società A24 e A25, Autostrade dei Parchi: Del Turco era ministro all'epoca della privatizzazione.
E' una strada senza strutture di servizio, quella che attraversa l'Abruzzo, fino a Roma: i sindaci hanno protestato contro l'aumento dei pedaggi e contro lo stato di abbandono dell'autostrada.

Ci sono intercettazioni (tra Ramadori, dirigente dell'autostrada A24 e Toto) dove si ventila un incontro tra papà Carlo Toto e l'Anas, per gestire i lavori delle complanari, in modo favorevole alla Toto.
Toto che guadagna con le concessioni e coi lavori.

L'ex presidente D'Alfonso si è rivolto alla Corte Costituzionale: una parte dei soldi che Toto versa allo Stato, dovrebbe tornare in Abruzzo, per abbassare i costi dei pedaggi.
MA sarebbe un favore per Toto, perché col rincaro dei pedaggi sono calati i pendolari..

Il grande business per le autostrade sono i lavori nuovi, non la manutenzione: a questi lavori punta la Toto Costruzioni, i viadotti danneggiati dal terremoto.
Lavori finanziati da Anas e dalle banche.
Toto e D'Alfonso sono amici, il primo ha pagato al secondo dei viaggi, quando questo era un politico. Era opportuno? Erano solo viaggi di pellegrinaggio, si difende il senatore D'Alfonso ..

Ma se le infrastrutture sono così indispensabili per il paese, per il rilancio dell'economia, perché non si nazionalizzano, a fine concessione?
Perché dovrebbero arricchirsi solo i privati?
Nessun dei concessionari, da Palanzona a Toto, fino a Delrio, ha accettato l'intervista.
Gli accordi tra Stato e questi imprenditori privati devono rimanere nascosti.

16 aprile 2018

Report – di autostrade, allattamento e dei solfiti nelle sostanze


Il concessionario delle nostre autostrade è come un diamante: per sempre. Parleremo anche di quanto è sicuro e trasparente il mercato del latte artificiale.

Il business delle autostrade, bene pubblico dato in concessione ai privati, ma nel modo sbagliato, e il business del latte in polvere, che dovrebbe essere usato solo da una minoranza delle madri.
L'anteprima della puntata è dedicata all'alimentazione e al tema dei solfiti, un conservante presente nei cibi.
Quanto è sicuro? Come per altri servizi sul cibo, non è allarmismo, ma solo un voler dare consapevolezza alle persone dei rischi, di quello che fanno nel resto dell'Europa e di ciò che rischiamo qui.

Anteprima: il gusto dei solfiti di Cecilia Andrea Bacci

Conservano gli alimenti grazie alle loro proprietà antiossidanti e antimicrobiche, ma sono innocui?
I solfiti si trovano in tanti cibi, andrebbero segnalati in etichetta per la loro capacità di provocare allergie o intolleranze. Sulle bottiglie di vino c'è sempre scritto "contiene solfiti", ma quanti ce ne sono? E se insieme al bicchiere di vino uno si sgranocchia della frutta essiccata che pure li contiene? Non sarà che, senza saperlo, potremmo ingerirne più del dovuto? C'è un limite giornaliero raccomandato, ma superarlo non è difficile, dipende dal nostro peso e dal menu. Entro il 2020 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare dovrà pronunciarsi: infatti, anche se non esistono timori specifici, “i dati scientifici sui solfiti e su ciò che accade loro all'interno dell'organismo sono limitati”. Produrre senza solfiti si può? Siamo andati a vedere chi lo sta già facendo.

I signori delle autostrade

Le autostrade costituiscono uno degli esempi di cattiva privatizzazione avvenute in Italia, come Telecom, Alitalia, l'Ilva.
Sono beni pubblici dati in concessione a gruppi di imprenditori privati (Benetton e Gavio tra i principali) che, in cambio dei pedaggi, dovrebbero occuparsi della manutenzione dei tratti di strada.
Ogni anno ottengono aumenti dei pedaggi (quest'anno per alcune autostrade anche fino a +52% in più): ma quanti di questi soldi incassati finiscono in investimenti sulle nostre strade?
Coi nostri soldi, tanto per fare un esempio, Benetton si sta comprando le autostrade in Spagna: tutto lecito, per carità, ma la grande redditività di Atlantia (la capofila del gruppo Benetton nel settore autostrade), è alta proprio grazie alle tariffe agevolate che gli concediamo.

A far salire in continuazione il fatturato c’è sempre la ciambella di salvataggio delle tariffe. Quelle non scendono mai, anche quando l’inflazione va a zero come è accaduto. C’è per tutti i gestori la tariffa regolata, concessa dallo Stato che remunera gli investimenti più un quid di guadagno sugli stessi. Quasi un paese di Bengodi per i concessionari: dai Benetton ai Gavio ai Toto.Anche nel 2017 per Autostrade per l’Italia le tariffe hanno corso di più dell’incremento da volumi di traffico. Ed è proprio Autostrade per l’Italia l’asset più redditizio per l’intera Atlantia. La sola Autostrade ha fatto ricavi per 3,94 miliardi sui 6 miliardi di tutta Atlantia. Pagati costi operativi e del lavoro, Autostrade ha una redditività industriale stratosferica: su 3,94 miliardi di fatturato il margine operativo lordo è di ben 2,45 miliardi. Un livello del 62%.

Il servizio di Luca Chianca racconterà anche della storia dei Tutor: la Corte d'Appello di Roma ha ordinato il 10 aprile ad Autostrade per l'Italia di rimuovere e distruggere i #tutor, dispositivi per la rilevazione della velocità media dei veicoli, perché il brevetto è stato copiato da quello prodotto da una piccola impresa toscana.

C'è poi un capitolo dedicato alla Pedemontana Veneta, progettata per collegare le località prealpine tra Vicenza e Treviso. Ma i problemi non sono da poco: una galleria che crolla, una discarica abusiva, una durissima relazione della Corte dei conti.
Nell'anteprima che potete trovaresu Raiplay, si racconta della galleria di Castel Gomberto, che attraversa la valle dell'Agno: a settembre scorso è venuto giù tutto e la Procura ha messo sotto sequestro l'intera area.
Dopo un'estate con siccità, alle prime piogge è crollato tutto e il terreno della galleria si è come liquefatto.
Nessuno ha preveduto quello che poteva succedere perché la valutazioni di impatto ambientale erano insufficienti (a proposito dei politici che oggi propongono mano libera ai costruttori ..).
La Corte dei Conti ha presentato una dura relazione sull'opera, criticando proprio la mancata valutazione di impatto ambientale, sia per il progetto definitivo che in quello esecutivo.

Come è possibile?
L'Ex commissario di Pedemontana Vernizzi spiega che l'istruttore della Corte dei Conti non ha letto l'ordinanza di nomine, i ragguagli del comitato tecnico, perché in questi atti ci sono (le valutazioni ..).
Ma la Corte dei conti è di diverso avviso.
Durante i lavori è pure spuntata fuori una discarica abusiva: il tecnico dell'ARPAV parla di rifiuti industriali, oli, batterie, rifiuti ospedalieri, i pilastri sono in mezzo all'immondizia..


Perché ogni primo gennaio i pedaggi autostradali aumentano? Eppure dal 1999 il nostro sistema autostradale, fino a quel momento prevalentemente pubblico, è stato messo sul mercato stimolando gli appetiti degli azionisti privati perché il capitale investito della maggior parte delle autostrade italiane era già stato ammortizzato e remunerato. Ci si sarebbe aspettato che le tariffe si riducessero drasticamente, e invece…
In Italia le concessioni autostradali sono ben 25 e quasi il 70% se lo spartiscono due grandi gruppi: i Benetton e i Gavio. Nel 2016 il settore ha segnato un fatturato di quasi sette miliardi e l’83% arriva dai pedaggi. Alcune concessioni sono scadute da anni e i governi che si alternano, invece di fare le gare, prorogano i contratti con la promessa di nuovi investimenti, che però sono diminuiti: solo lo scorso anno -20%, mentre la spesa per le manutenzioni è calata del -7%.
La riforma dei lavori pubblici aveva abbassato la soglia per ricorrere a affidamenti in house, da parte delle concessionarie private per lavori e manutenzioni, dal 40% al 20%, ma un emendamento infilato a dicembre scorso nella legge di stabilità ha riportato l'asticella in su, venendo incontro alle esigenze dei concessionari: un mercato, stimabile intorno ai 3,5 miliardi di euro, sottratto alla concorrenza e che nessun soggetto pubblico ha mai controllato.
E per quel che riguarda gli investimenti promessi, chi controlla? A verificare la qualità dei lavori realizzati "in casa" è un soggetto che fa parte dello stesso gruppo.


L'allattamento al seno
L'allattamento al seno è il modo migliore per nutrire il bambino appena nato: questa è la prima indicazione che dovrebbe essere data alle neo mamme (quelle che hanno latte a sufficienza per allattare).

L'Oms raccomanda l'allattamento al seno almeno fino a sei mesi, ma in tutto il mondo solo il 36% dei neonati viene allattato. Il latte artificiale è sicuro? E chi ci guadagna?
Eppure, vedendo quello che succede negli ospedali, sembrerebbe che ci sia un occhio di riguardo da parte del ministero nei confronti dei grandi marchi del latte in polvere, Nestlè, Danone, Abbot, Mead&Johnson, che sono proprietari del 60% delle formule del latte in polvere venduto in tutto il mondo
Nel 2019 il giro d'affari del latte in polvere potrebbe sfiorare i 70 miliardi: quanto è trasparente e sicuro questo mercato?
Il sospetto è che non si voglia mettere in discussione un business redditizio, su cui gravano anche delle ombre sulla sicurezza.

Il servizio di Lucina Paternesi racconta dello scandalo della Salmonella in Francia, che avrebbe dovuto far riflettere anche il nostro ministero della Salute, a cui si è rivolta l'associazione per l'allattamento materno, per chiedere etichette chiare sulle confezioni di latte in polvere: nel latte in polvere è presente anche la Salmonella, una cosa che non sorprende i microbiologi, perché in esse non c'è una condizione di sterilità assoluta.
Purtroppo su questo punto i grandi marchi glissano – racconta Claudia Pilato, presidente IBFAN: se dicessero che il loro latte non è sterile equivarrebbe a dire che è meno sicuro, creando un allarme per le neo mamme.
Ma le neo mamme queste cose le sanno? Qualcuno gliele dice? Un aspetto importante è la temperatura di ebollizione, ma ogni confezione riporta i dati in modo diverso, in alcune queste informazioni sono assenti.
Per esempio quella di aspettare che l'acqua, dopo aver bollito, scenda a 70 gradi prima di aggiungere il latte in polvere, per evitare il proliferare dei microorganismi.
Il ministero avrebbe potuto imporre questo obbligo già nel 2009, ma non l'ha fatto.


L'Italia sta davvero promuovendo l'allattamento al seno o continuiamo a subire la potenza commerciale dei grandi produttori di latte in polvere? Ancora oggi le mamme, al momento di uscire dall'ospedale dopo il parto, nella cartella delle dimissioni si ritrovano la prescrizione della marca di latte artificiale. Pratica vietata dalla legge che, però, non prevede sanzioni. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l’allattamento al seno in via esclusiva almeno fino a sei mesi, ma secondo le stime, questo accade solo per il 36% dei neonati. A crescere forte e sano per il momento è il business delle multinazionali delle formule artificiali. Secondo i ricercatori della fondazione inglese Changing Markets, tra il 2010 e il 2015 il volume d’affari è aumentato da 30 a 50 miliardi di dollari ed entro il prossimo anno potrebbe toccare i 70 miliardi. Il nuovo target sono le mamme dei paesi in cui nascono tanti bambini, in particolare in Asia. E dopo l’incidente occorso in Francia al colosso Lactalis – 35 bambini finiti in ospedale per aver bevuto latte contaminato da salmonella - ci si aspetterebbe che il latte artificiale sia tra gli alimenti più sicuri. Ma lo è davvero?

15 aprile 2018

Quando la magistratura non è indipendente - da Palazzo d'ingiustizia (Iacona)

Una magistratura non indipendente ma condizionata è un rischio per la nostra democrazia.
Diffidate sempre da quanti propongono modelli di Costituzione dove il potere giudiziario è sottostante il potere esecutivo (citando Francia e Stati Uniti): la nostra Costituzione che prevede la separazione dei poteri, con tutte le imperfezioni che volete, è la migliore al mondo da questo punto di vista.
Significa un potere giudiziario non condizionato dai potenti di turno, dai desiderata del governo e dei suoi amici.
Significa una legge uguale per tutti e una giustizia che sia veramente il “potere di chi non ha potere”.


Cosa succede quando invece questa indipendenza viene a mancare?
Lo racconta Riccardo Iacona nel suo ultimo libro uscito per Marsilio: “Palazzo d'ingiustizia. Il caso Robledo e l'indipendenza della magistratura. Viaggio nelle procure italiane”.
«L’autonomia dei pm è di fatto sotto attacco. Da essa dipende il funzionamento della democrazia: se si scardina l’equilibrio tra i poteri e la politica mette le mani sulla giustizia, ogni arbitrio è possibile». Forte di questa convinzione, Riccardo Iacona ci conduce nelle stanze dei Palazzi in cui si esercita la «malagiustizia» italiana, puntando i riflettori su un intricato groviglio di lotte fratricide e interessi inconfessabili. I retroscena del lavoro delle procure, le vicende dalle quali sono nate indagini su banche, corruzione, malaffare, e i processi che dalla stagione di Mani Pulite a oggi hanno occupato le prime pagine dei quotidiani rivivono nell’avvincente ricostruzione di una delle migliori voci del giornalismo investigativo italiano. L’incontro con l’ex procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo, protagonista di eclatanti contrasti che lo hanno indotto a presentare un clamoroso esposto al Consiglio superiore della Magistratura, innesca un’appassionante inchiesta sulla realtà delle aule di giustizia, tra documenti inediti e dichiarazioni esclusive, con il racconto in presa diretta delle vicende giudiziarie che hanno segnato la storia recente del paese, delle interferenze della politica, dello strapotere delle correnti, dei condizionamenti all’indipendenza dei giudici.

La magistratura italiana è politicizzata, come diceva Berlusconi? In parte, ma non per le ragioni di cui parlava l'ex presidente del Consiglio.
Gli attacchi alla politicizzazione, di certe procure e solo di quelle, era legato alla necessità di difendersi dai processi, impedire il loro svolgimento, farli finire in prescrizione, attaccare i magistrati colpevoli di lesa maestà (il voler processare un politico che ha preso voti, non come certi magistrati, che hanno solo vinto un concorso).

Oggi, racconta Iacona citando la storia del magistrato Alfredo Robledo e i suoi scontri con l'ex procuratore capo Bruti Liberati, i fascicoli rimangono nel cassetto e lì rimangono, fino a che non si arriva all'archiviazione. Oppure vengono bloccati tra primo grado ed appello.

Sul Fatto Quotidiano di oggi, potete leggerne uno stralcio: “Expo 2015, storia di una inchiesta mancata”

È appena arrivato in libreria “Palazzo d’ingiustizia”, il libro di Riccardo Iacona (Marsilio) sul conflitto che ha opposto a Milano il procuratore aggiunto Alfredo Robledo al suo capo, Edmondo Bruti Liberati. Subito il giudice Andrea Mirenda, che nel libro attacca il peso politico delle correnti, è stato denunciato dall’ex membro laico del Csm di Forza Italia Pierantonio Zanettin, che chiede al ministro della Giustizia una sanzione disciplinare per quanto ha detto nel libro.
L’Expo non doveva esserci, ma si è fatta grazie a Cantone e Sala, grazie a un lavoro istituzionale d’eccezione, al prefetto e alla Procura di Milano che ringrazio per aver gestito la vicenda con sensibilità istituzionale”. È il 5 agosto 2015, Expo è in pieno svolgimento, e nel corso di una visita ufficiale in Giappone l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi si lascia andare a questi sentiti ringraziamenti.
Sulla grande vetrina internazionale garantita dall’Esposizione universale il suo governo ha puntato molto. Bisognava quindi che nessuno rovinasse la festa. Il 24 aprile 2015 era uscito su giustiziami.it un articolo a firma di Frank Cimini e Manuela D’Alessandro dal titolo La moratoria sulle indagini della Procura di Milano per Expo (e non solo): “‘Magari adesso il porto delle nebbie siamo noi’, dice un pm critico con la gestione della procura da parte del capo Edmondo Bruti Liberati, evocando la storica definizione che tanto tempo fa era stata utilizzata per gli inquirenti romani”. (…) Il 12 luglio 2012 viene intercettata una conversazione tra Antonio Rognoni (il numero uno di Ilspa, società della Regione coinvolta in Expo, ndr) e i suoi collaboratori in cui l’ad di Ilspa rivela che tre giorni prima, il 9 luglio, era venuto a trovarlo nel suo ufficio Ottaviano Cinque, proprietario della Socostramo srl, un’altra società di costruzioni che faceva parte della cordata Mantovani.
L’imprenditore, senza dirgli nulla, gli aveva dato un biglietto su cui c’era scritto a mano: “Sappiamo di essere in testa nella parte qualitativa della gara della piastra”. Informazione che nessuno poteva avere, perché la commissione aggiudicatrice per la gara d’appalto non aveva ancora finito di valutare le offerte. In sostanza, Cinque comunica a Rognoni che la gara la vincerà l’associazione di imprese guidata dal gruppo Mantovani. (…) Il bigliettino è per Rognoni la dimostrazione che qualcuno dentro la commissione lavorava per far vincere la Mantovani. “Non so per quale ragione Ottaviano Cinque abbia ritenuto di mostrami il bigliettino”, dichiara Rognoni rispondendo a una domanda di Robledo quando viene interrogato: “Penso che l’abbia fatto per dare una notevole dimostrazione di forza, come a significare che lui aveva il favore della commissione. Non ho dubbi sul fatto che l’offerta della Mantovani complessivamente superasse la soglia dell’anomalia”. (…)
Rognoni continuava a trovare difficoltà nell’appalto Mantovani. Io ne ho parlato con Giuseppe Sala, gli ho anche consigliato di andare in procura a denunciare, ma lui mi disse che dovevo essere io a denunciare”, fa mettere a verbale Angelo Paris (braccio destro di Sala, ad di Expo, ndr), interrogato dai magistrati di Milano.
Rognoni chiede che si faccia una verifica di congruità dell’offerta al ribasso: “Sono andato da Sala e ho spiegato i motivi per cui mi sembrava irragionevole l’offerta della Mantovani”, dichiara a Robledo. “Sala mi ha risposto che loro sarebbero andati avanti, perché non avevano il tempo di fare una verifica sui prezzi che erano stati stabiliti da Mantovani per capire se l’offerta era anomala o meno”. (…)
Gli uomini di Robledo scoprono uno strano giro di vendite di quote societarie tra il gruppo Mantovani e la società Socostramo srl, in associazione d’impresa non solo sul cantiere di Expo (…). “La situazione appariva anomala”, mi racconta Robledo, “perché su alcune partecipazioni acquistate dalla Socostramo la Mantovani aveva effettuato ingenti svalutazioni poco tempo dopo il loro acquisto. (…) Si trattava evidentemente di uno spunto investigativo di notevole interesse, poiché le differenze tra le somme pagate e quelle rimaste in bilancio dopo la svalutazione erano elevate e avrebbero potuto rappresentare una modalità di costituzione di disponibilità ai fini del pagamento di tangenti”.

14 aprile 2018

Il governo del presidente

Il muro (di Forza italia) e il #senzadime del PD hanno funzionato: il governo Di Maio Salvini non si farà.
Veti da una parte e dall'altra porteranno Mattarella a dare un incarico esplorativo a perdere alla Casellati (che dovrebbe convincere Di Maio a suicidarsi accettando un accordo con Berlusconi) e poi ad un governo istituzionale, il governodel presidente.
Che è quello che aspettavano sia B. che R., gli sconfitti alle elezioni.
Ce lo ha chiesto il presidente …

Il governo istituzionale toglierebbe le castagne dal fuoco a tanti: dal Pd che metterebbe fine al suo Aventino, al cavaliere del nuovo predellino perché si ridimensionerebbero le velleità del leader leghista fino al M5S.

Anche loro, dopo l'attacco di questamattina degli USA siti sospettati di avere armi chimiche (con quali prove?) in Siria, assieme ad Inghilterra e Francia, si troverebbero in difficoltà nel dire di no ad una eventuale chiamata alle armi.

13 aprile 2018

Lezioni di democrazia




Eccezion fatta per pochi quotidiani, il teatrino di ieri sera al Quirinale della delegazione di centro destra (o di destra) è passato come il solito siparietto di Berlusconi.
Che ha voluto ribadire la sua centralità, che ha fatto leggere il discorsetto (inutile) a Salvini e che alla fine si è pure lanciato nel monito ai giornalisti presenti

"Fate i bravi, sappiate distinguere chi e veramente democratico da chi non conosce l'ABC della democrazia, sarebbe ora di dirlo a tutti gli italiani"

Il pregiudicato che da lezioni di democrazia.
Veramente siamo oltre al ridicolo: siamo alla presa in giro del paese.
Alla presa in giro di una persona che non ha vinto le elezioni, è incandidabile, è stato cacciato dal Senato ma pretende ancora di avere voce in capitolo.
Mi immaginavo reazioni più piccate dai difensori della democrazia, quelli che vedono il pericolo solo dalla Casaleggio associati

12 aprile 2018

L'agente del caos di Giancarlo De Cataldo



Incipit
- Morto? Jay Dark? Ah, ah! Se vuole la mia opinione quel figlio di puttana è ancora vivo e vegeto. E in questo momento se ne sta in giro in qualche parte del mondo. A far danni, come sempre. L’avvocato Flint aveva una voce serena, profonda. Era un vecchio alto, magro, elegantemente fasciato in un completo grugio con un cravatta reggimentale, folti capelli candidi e occhi azzurri, ora accesi da improvvisi guizzi ironici. Poteva avere fra i sessant'anni portati male e i settantacinque di chi è in piena forma.Si aggirava con passo agile fra i vialetti del cimitero monumentale del Verano fumando un lungo sigaro cubano.Giocherellava con l'edizione inglese del mio ultimo romanzo: Blue Moon.Era la prima volta che ci vedevamo di persona.

L'avvocato americano e lo scrittore italiano: si snoda lungo attorno i dialoghi tra questi due personaggi inventati l'ultimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, due persone che si incontrano a Roma per parlare di una terza persona. Jay Dark: un avventuriero, un agente provocatore, uno spacciatore in grande stile nell'America degli anni '60 che aveva appena visto sfumare il mito kennediano.
Chi era veramente Jay Dark? Un diavolo, un sognatore, una marionetta nelle mani di interessi più grandi di lui?
Per dare una risposta a questi enigmi, l'avvocato americano ha deciso di incontrare lo scrittore, fresco autore di un libro proprio su questa persona e che, gli racconta l'avvocato (che cura gli interessi di Jay Dark, tramite una fondazione), si basa solo su leggende e non sulla sua storia vera.

L'arresto in Italia da parte della polizia che l'aveva trovato in possesso di una valigia piena di droghe, l'incontro in carcere con esponenti delle BR, non si capisce se come cavallo di Troia o come infiltrato dei servizi.
I verbali della polizia, la scarcerazione (fatto strano, per tutte le imputazioni) e la sua morte a metà anni 80, almeno così dicevano le carte.

Ma manca qualcosa in quel romanzo: manca proprio la storia del protagonista:

Lei non ha capito. Io non voglio metterle i bastoni fra le ruote. Io voglio che lei scriva la vera storia di Jay Dark.
L'avvocato Flint è disposto a raccontarla allo scrittore, perché lui c'era, l'ha vissuta e ora intende colmare “Blue moon” con tutti i perché, con l'elemento essenziale

E quale sarebbe questo elemento essenziale? – lo interrogai, sarcastico. Cominciavo a perdere la pazienza. Flint assunse un’aria ispirata. – Il caos. Manca il caos.

Per scrivere la vera storia di Jay Dark bisogna partire da lontano, da un quartiere ghetto di New York chiamato Williamsburg:
Nel 1960 Jay Dark non si chiamava ancora Jay Dark. Il suo nome era Jaroslav Darenski, detto Jaro, aveva vent’anni e faceva il ladro.

Una volta in prigione, a Jay viene proposto di partecipare ad un “programma” in alternativa alla detenzione: assumere delle droghe (come LSD che all'epoca non era ancora fuori legge) per capire l'effetto che facevano sulle persone.
Era chiaro che al Bellevue li stavano drogando massicciamente, e che studiavano le loro reazioni. Ed era chiaro che nessuna di quelle droghe aveva niente a che vedere con la roba che girava per la strada.


La vita di Jaroslav cambia quando incontra il dottor Kirk, un medico tedesco scappato in America nel 1944 (grazie all'aiuto dell'OSS, precursore della CIA), quando aveva capito che il Reich millenario era destinato alla sconfitta. Non un ex nazista anzi, proprio la fine del Fuhrer l'aveva convinto dell'importanza del caos. Se nessun ordine mondiale poteva essere portato, perché “la natura umana è insofferente a un eccesso di ordine”, allora serviva scompigliare le carte, creare disordine.
.. e se invece non esistesse alcun ordine? Se invece l'intera nostra esistenza dipendesse da un opposto principio, anzi, dalla totale assenza di qualunque principio .. se noi non fossimo, ciascuno di noi e tutti insieme, che la sintesi organica di una forza primordiale e incontrollabile… il Caos?

E Jaroslav è il candidato ideale per questo scopo, per la sua capacità di parlare (e imparare) tante lingue e per l'essere immune a sostanze come l'LSD “che potrebbero far uscire di senno il piú savio e posato degli uomini”

Così viene creata la leggenda di Jay Dark, figlio di un ufficiale nazista e di una donna araba, mezzo tedesco e mezzo americano, ricco e facoltoso.
E, soprattutto, agente del caos.

«Ogni dominatore sogna di annientare il caos, il che è assolutamente impossibile. Al contrario, figliolo, il caos dobbiamo assecondarlo, stimolarlo, solleticarlo. Gli vanno lasciate le briglie sciolte. Solo a queste condizioni potremo garantire la sopravvivenza del genere umano!»

Nel racconto di Flint, vediamo la vita di Jay scorrere davanti ai nostri occhi: l'arrivo ad Harvard e l'incontro con Pam e Tracey, due donne fondamentali nella sua vita. L'attuazione del programma Mk-Ultra, l'inondazione di droghe all'interno dei movimenti di protesta, per minare questi gruppi dall'interno.
Un ciclo in perenne evoluzione: gioia, eccesso di felicità, poi la noia e il rifugio nella paura “e la paura si fa presto terrore… e il ciclo riparte.”

L'incontro con gli Hippy, Woodstock, Le pantere nere e i Weather men.
Il periodo londinese e il ritorno in America dal dottor Kirk e la sua amata Lotte, la capretta.
La beat generation e la swinging London ..

Fino alla resa dei conti all'interno della Cia, quando Jay comprende il vero senso del caos, aiutare la Cia a distruggere i movimenti con la droga, spingendoli alla radicalizzazione ma distruggere la Cia dall'interno, fottendola con le loro stesse armi.

È un lungo viaggio, quello che ci racconta De Cataldo, in un romanzo che mi ha personalmente spiazzato, perché distante come stile e ambientazione da Romanzo Criminale.
MA il cui senso arriva quando si scorrono le ultime pagine e il bilancio della vita di questo personaggio, metà eroe e metà diavolo, un avventuriero cinico e idealista allo stesso tempo.
L’avventuriero. L’amorale. Il Cattivo. L’agente del caos.

Bilancio di una vita che è anche quello che fa il personaggio scrittore (dietro cui forse parla lo stesso De Cataldo, chissà): bilancio di una generazione che ha cercato anche nelle droghe un percorso di vita diverso, un modo diverso di vedere la vita.
Oggi, passati 40 anni dal 1968, potremmo anche iniziare a rileggere quegli anni così intensi con un occhio diverso, senza nessun preconcetto, senza pensare che dietro tutta la Storia (con la S maiuscola) ci sia stato un grande vecchio, una grande manipolazione.

Anche grazie a lui eravamo vittime e trionfatori, sognatori e assassini di noi stessi. Jay Dark era anche mio fratello. Jay Dark era anche me.

Se dietro lo scrittore possiamo intravedere un De Cataldo più giovane, dietro Jay Stark c'è un vero agente del caos, Ronald Stark, oscuro agente dei servizi americani, arrestato per possesso di droga in Italia a metà anni 70 e in carcere finito in contatto con i brigatisti Curcio e Franceschini.
Verità e finzione, dunque: dove finisce la prima e inizia la seconda, quanto è reale e quanto complottismo?
Chissà, forse il vero Jay Dark non è morto veramente ..


La scheda del libro sul sito dell'editore Einaudi
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